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La frutta in gravidanza fa bene ai bambini

Frutta e verdura sono alleati preziosi per il benessere del corpo ma durante la gravidanza sono un vero toccasana per il cervello del bambini. Ne sono certi i ricercatori dell’Università di Alberta (Canada) che nell’ambito del progetto CHILD (Canadian Healthy Infant Longitudinal Development) hanno studiato la relazione tra i quantitativi di frutta mangiati dalle future mamme in gravidanza e lo sviluppo cognitivo dei bambini.
 
Lo studio – che ha coinvolto 808 bambini fino a un anno di età – ha evidenziato che la frutta influenza positivamente lo sviluppo dell’apprendimento e della memoria grazie a due elementi di cui è ricca: licopene e fruttosio. Il licopene, in particolare, è un ottimo antiossidante - svolge una funzione protettiva per le cellule – e si trova nei vegetali rossi, pomodoro in primis, e in quelli di colore rosa, arancione e giallo. 
 
Secondo la ricerca, le mamme dovrebbero scegliere la frutta dai toni “caldi”. Ma quanta dovrebbero mangiarne? Sempre in base ai risultati della ricerca canadese, per avere un effetto positivo bisognerebbe assumere 6-7 porzioni di frutta al giorno, circa 1/3 in più rispetto alle 3-4 porzioni raccomandate alle donne americane dall’USDA (United States Department of Agricolture). Ovviamente senza esagerare con le quantità, visto che gli zuccheri della frutta possono aumentare il rischio di sviluppare il diabete gestazionale. I quantitativi indicati permettono anche di mantenere un apporto calorico giornaliero medio consigliato di 1.800 Kcal nel primo trimestre e 2.400 Kcal del terzo trimestre di gravidanza.
 
I risultati sono stati anche validati da un’ulteriore ricerca fatta sulla Drosophila, ovvero i moscerini della frutta. L’esperimento ha dimostrato che i genitori con una dieta ricca di frutta hanno generato moscerini con una capacità di memoria e apprendimento più accentuati. Nei prossimi anni si cercherà di capire se gli effetti positivi del mangiare molta frutta e verdura in gravidanza vanno oltre il primo anno di vita e possono accompagnare lo sviluppo cognitivo del bambino anche negli anni successivi.