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Nuove cultivar per sconfiggere la "lebbra" degli olivi

Disseccamenti, forti filloptosi, con conseguente riduzione dell'area fotosintetica e della produttività, cascola e marcescenza delle drupe, olive ''mummificate'', produzioni olearie di bassa qualità: sono questi gli effetti di una nota patologia che colpisce la pianta dell'olivo, la ''lebbra''.

 

Il principale responsabile di tale malattia è rappresentato dal fungo Colletotrichum acutatum, che si insedia in punti di discontinuità dei tessuti vegetali, naturali e indotte (per esempio lesioni provocate da stress, ferite, punture di insetti) durante il periodo vegetativo in cui temperature e livelli di umidità più elevati rappresentano delle condizioni idonee allo sviluppo. La diffusione di tali infezioni si osserva su ampi territori olivicoli, prevalentemente quelli meridionali già nel passato, ma da qualche tempo anche in altre zone del territorio italiano.

La lebbra si manifesta sulle drupe in autunno, dall'invaiatura fino alla maturazione, determinandone il marciume caratteristico. Interventi di tipo agronomico quali arieggiamento della chioma, potature con eliminazione eventuale di parti infette e concimazioni si dimostrano utili al fine di ridurre le condizioni che predispongono particolarmente le parti vegetali all'infezione fungina. A questi si affiancano i trattamenti di lotta a base di prodotti rameici in corrispondenza dei periodi più umidi. Anche l'impiego di cultivar meno suscettibili può risultare vincente nel contenimento di tale avversità per le produzioni olearie in un territorio già predisposto e colpito da diverse altre patologie (ricordiamo ad esempio la Verticilliosi, l'Occhio di pavone, la Rogna), oltre che da attacchi dei fitofagi Bactrocera oleae (Gmelin), Zeuzera pyrina L. e Prays oleae (Bern.), tra i più comuni.

L'enorme ricchezza che caratterizza il germoplasma olivicolo italiano, costituito da oltre 500 cultivar, rappresenta un importante serbatoio di biodiversità cui poter attingere per selezionare varietà meno suscettibili a queste patologie. Nell'ambito delle varietà neglette esistono, infatti, entità con interessanti caratteri di resistenza e/o tolleranza nei confronti di diverse malattie. In particolare, un recente lavoro di selezione clonale effettuato all'interno della cultivar 'Ottobratica', una delle varietà più importanti della Calabria, ha consentito di individuare 2 cloni ('Calipa' e 'Cannavà') con un buon livello di tolleranza verso la lebbra. La presenza di accessioni scarsamente suscettibili alla lebbra offre oggi una reale opportunità per molti importanti comprensori olivicoli dove ormai la malattia è diventata nel corso del tempo endemica ed annualmente penalizza le produzioni sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. La diffusione di tali accessioni potrebbe, infatti, rappresentare un'azione vincente nell'ambito di un incremento delle produzioni olearie di qualità, nonchè di un recupero e una valorizzazione di varietà neglette.

Con l'obiettivo di innalzare la produttività degli impianti, di migliorare il livello qualitativo e di valorizzare la tipicità dell'olio calabrese, il Dipartimento di Agraria dell'Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria ha individuato nell'ambito del germoplasma olivicolo tre accessioni minori in possesso di caratteristiche bio-agronomiche di pregio e potenzialmente in grado di consentire di raggiungere tale risultato. Le 3 accessioni, che verranno approfonditamente studiate nell'ambito del progetto AGER S.O.S., sono rappresentate dai 2 cloni di 'Ottobratica' ('Calipa' e 'Cannavà') e dalla 'Tonda di Filocaso', interessante varietà da olio caratterizzata da produzioni elevate e costanti e da oli di alto standard qualitativo.

 

A cura di: Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, partner del progetto S.O.S.