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Nutrizionisti e scienziati sembrano ormai concordi: il pesce pescato o prodotto in allevamenti che seguono regole di salubrità e qualità, deve entrare nelle diete perché contiene nutrienti e proteine importanti per la salute. Ma quanto pesce mangiano gli italiani ogni anno e quante proteine ittiche ci sono nella nostra alimentazione? Sfatiamo subito un “mito”: essere un paese con una forte tradizione di pesca e una gastronomia legata ai prodotti ittici, soprattutto nel Centro-Sud, non ci fa arrivare nemmeno lontanamente verso il podio dei maggiori consumatori di pesce in Europa.

Sono 16,6 milioni gli italiani che nell'ultimo anno hanno ridotto il consumo di carne mentre 10,6 milioni hanno diminuito il consumo di pesce, 3,6 milioni la frutta e 3,5 milioni la verdura. Lo rivela una ricerca del Censis «Gli italiani a tavola: cosa sta cambiando. Il valore sociale dell'alimento carne e le nuove disuguaglianze», presentata il 26 ottobre a Roma. Con il minore consumo degli alimenti di base della buona dieta italiana, spesso sostituiti con prodotti artefatti e iper-elaborati a basso contenuto nutrizionale, si minaccia l'equilibrio delle diete quotidiane delle famiglie e si generano nuovi rischi per la salute.

Oltre 150 paesi coinvolti in tutto il mondo e un programma di iniziative così ampio da renderlo uno dei giorni più celebrati dall’Onu. Domenica 16 ottobre è la Giornata Mondiale dell’Alimentazione che la Fao celebra ogni anno proprio nella data della sua fondazione nel 1945. Questo evento così longevo ha l’obiettivo di richiamare l’attenzione sull’enorme problema della fame nel mondo, sulla necessità di garantire diete nutrienti e sicurezza alimentare in un momento in cui esiste una grande dicotomia tra scarsità di cibo e spreco, malnutrizione e obesità diffusa nei paesi più sviluppati.

Prodotti sani, buoni e di qualità ma con un contenuto di sale ridotto per salvaguardare la salute. E' una nuova tendenza della ricerca scientifica nell’agroalimentare che punta ad avere un impatto positivo concreto sull’alimentazione e la vita quotidiana dei consumatori. Gli italiani introducono troppo sale con la dieta, considerando il 10% già contenuto naturalmente negli alimenti, il 30% che proviene dalla saliera e ben il 54% contenuto nei prodotti trasformati. Un fattore che espone al rischio di malattie cardiovascolari e renali. Ma sarebbe possibile invertire la tendenza producendo, ad esempio, un pane ugualmente buono, con meno sale o il prosciutto con lo stesso sapore ma a basso contenuto di sodio? In sostanza un classico e gustoso panino che non danneggia la salute?

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