Francesca Fava, Fondazione Edmund Mach - Centro Ricerca e Innovazione

Uno degli obiettivi di SUSHIN è quello di validare l’utilizzo di proteine di origine non vegetale nella dieta delle specie ittiche allevate, in sostituzione di una parte della componente vegetale, mirando ad un miglioramento della performance di crescita e della salute del pesce e creando una valida alternativa per un mangime più sostenibile. Le proteine vegetali (VEG-MEAL) sono oggi largamente utilizzate nei mangimi per l’acquacoltura, in sostituzione delle proteine di pesce (FISH-MEAL).

Giulia Secci, Giuliana Parisi

Università di Firenze, Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente (DISPAA)

Il pesce è un alimento estremamente gradito al consumatore italiano ed è tenuto in grande considerazione sia come “proteina nobile” che come fonte di grassi importanti quali quelli della serie omega-3, come emerso da un primo questionario condotto dal team di ricerca dell’Università di Firenze nell’ambito del progetto SUSHIN. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ne consiglia il consumo per assumere due acidi grassi della serie omega-3 che sono fondamentali per il nostro organismo, l’EPA e il DHA. Questi due acidi grassi, che il pesce accumula nel tessuto muscolare, negli ultimi decenni sono diminuiti soprattutto nelle carni dei pesci allevati a causa della drastica riduzione delle farine e dell’olio di pesce nella loro dieta.

I nuovi mangimi per trota, orata e branzino, elaborati per il progetto Sushin, sono anche l'occasione per favorire la circolarità dei potenziali ingredienti.

Di Federico Nassivera, Università di Udine

Proiezioni molto recenti prodotte dalla FAO e dagli osservatori delle Nazioni Unite stanno confermando quanto la popolazione mondiale stia aumentano di anno in anno. Affermano che tra soli tre decenni ci sarà bisogno di molto più cibo, addirittura il 70% in più rispetto ad oggi. Sorge quindi spontanea una domanda: come soddisfare le esigenze nutrizionali di tutta la popolazione mondiale? L’acquacoltura in tal senso sta ricoprendo un ruolo fondamentale in qualità di risorsa indispensabile nel garantire il cibo sufficiente per tutti. È ormai noto che al giorno d’oggi stiamo ancora sovra utilizzando, e di conseguenza depauperando, le risorse marine portandole ormai al limite, per giunta con metodi di pesca che spesso sono fermi agli anni ‘80. Al contrario, le produzioni da acquacoltura sono in costante aumento da anni e gli allevamenti ittici stanno migliorando le proprie performance anche in termini di attenzione all’ambiente e conseguente eco-sostenibilità.  La diminuzione dell’impatto ambientale dell’acquacoltura avviene anche attraverso investimenti in ricerca e innovazione, orientati all’utilizzo di energia rinnovabile, mangimi ecosostenibili e metodi di allevamento “zero antibiotici”. Negli ultimi anni, a fronte di un aumento della domanda globale di fonti proteiche, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura sta promuovendo l’uso degli insetti quali alimenti sia per il consumo umano che nei mangimi per gli animali allevati, pesci e avicoli in primis, in sostituzione delle farine di pesce e di derivati proteici della soia. Ad oggi, la legislazione alimentare europea considera gli insetti come “novel food” e prevede un particolare iter di approvazione prima di far entrare questi prodotti sul mercato. Gli insetti, apparentemente parte della dieta naturale del pesce, hanno una impronta ecologica davvero molto contenuta, se confrontata con quella di molti alimenti convenzionali. Hanno inoltre un bisogno limitato di superficie dedicata e quindi di terra arabile. Recentemente sono stati proposti studi sulla sostituzione della farina di pesce con quelle di insetti nella dieta dei pesci, registrando risultati promettenti ed incoraggiando quindi ulteriori ricerche.

hermetia

Gli insetti, in linea con queste ricerche, sono quindi considerati un ingrediente potenzialmente integrabile nei mangimi per i pesci, soprattutto in quanto prodotto di un processo di “allevamento” rispettoso dell'ambiente. La loro produzione assume i connotati di un efficace approccio all’economia circolare, poiché potrebbero essere allevati anche su matrici che al momento verrebbero smaltite come scarti o rifiuti. Malgrado i numerosi vantaggi sul piano ambientale, nel mondo occidentale si rileva tuttora una scarsa disponibilità da parte dei consumatori a percepire positivamente l’effettiva qualità di un pesce allevato non con mangimi tradizionali, ma con preparazioni aventi come principale fonte proteica proprio gli insetti. Da un punto di vista evolutivo, quando un nuovo prodotto alimentare viene introdotto in una cultura, generalmente induce sentimenti di paura e rifiuto chiamati "neofobia". È chiaro che l’accettazione o il rifiuto di un nuovo prodotto, come gli insetti o il pesce alimentato con farine di insetti, è influenzato, oltre che dalla cultura e dall’ambiente in cui vive il consumatore, anche da altri fattori. In particolare le caratteristiche personali (età, genere, origine) giocano un ruolo determinante, tanto quanto la sensibilità e la propensione ad adottare stili di vita orientati alla sostenibilità ambientale. Recenti studi hanno constatato come il paese di origine di un potenziale consumatore abbia un’influenza determinante sull’intenzione all’assaggio di prodotti a base di insetti. Altri studi invece hanno dimostrato quanto il semplice informare e rendere i consumatori consapevoli dei benefici nutrizionali ed ambientali di nuovi prodotti a base di insetti non sia sufficiente per far sì che accettino d’introdurre regolarmente gli insetti nella dieta. È stato anche evidenziato come il metodo di preparazione abbia un’influenza rilevante sull'accettabilità complessiva di nuovi prodotti alimentari. In particolare è risultato rilevante se, come nel caso degli insetti, l’ingrediente innovativo sia visibile o se viene utilizzato come ingrediente. È emerso appunto che i consumatori sono più disposti a consumare prodotti a base di insetti quando la loro presenza è resa invisibile. Il progetto SUSHIN, con gli obiettivi che si è posto nel WP 8, intende investigare l'atteggiamento dei consumatori di fronte ad un prodotto innovativo quale il pesce allevato anche con farine di insetti, al fine di contribuire a comprendere quali possano essere le modalità più efficaci nello stimolare un processo di educazione del consumatore e individuare le politiche di comunicazione più adatte. Per fare ciò è stata proposta una prima indagine su un campione di “millennials” italiani. Sono i giovani nati tra gli anni ’80 e il 2000 e rappresentano l’ultima generazione del XX secolo. Sono consumatori molto attivi, detti anche consumatori 2.0 o la prima generazione digitale. Sono nati in piena rivoluzione digitale e sono un target di mercato dalla propensione all’acquisto molto dinamica. Nel 2020 il totale della spesa annuale da parte dei Millennials in USA è stata prevista pari a 1,4 trilioni di dollari. Per cercare di comprendere il comportamento di questo interessantissimo segmento di mercato, è stato proposto un modello teorico, facendo riferimento alla teoria del comportamento pianificato. È stato somministrato un questionario a studenti universitari nel Nord Est Italia. I partecipanti hanno potuto esprimere le aspettative e le intenzioni di mangiare pesce alimentato con farine di insetti. È stato implementato un modello di equazioni strutturali che ha permesso di testare alcune ipotesi proposte. A fronte di un buon indice di adattamento del modello, i risultati ci hanno permesso di trarre delle prime considerazioni su quanto le scelte di acquisto del consumatore possano essere influenzate dalle motivazioni legate all’atteggiamento comportamentale adottato nella vita quotidiana.

foto trota iridea acquario ritaglio

La multidimensionalità di tali atteggiamenti indagati nel modello, sta permettendo di caratterizzare e distinguere i comportamenti relativi all’attenzione al regime alimentare da quelli all’attenzione all’ambiente e alla sostenibilità degli acquisti e dei consumi. Nell’indagine si è rilevato quanto le motivazioni che sono state definite “green”, in cui erano incorporate le considerazioni sull’interesse alla sostenibilità ambientale, operino una influenza diretta e significativa sull’intenzione a consumare un prodotto ittico quale quello proposto: un pesce allevato e alimentato con farine di insetti. Da questi primi risultati è possibile desumere quanto le aziende produttrici che intenderanno fare utilizzo di farine di insetti, debbano cogliere l’opportunità di informare correttamente il consumatore in merito alle peculiarità che contraddistinguono le produzioni per attributi di eco-sostenibilità. Il pesce di allevamento, oltre che per le ormai note, ed imposte per legge, caratteristiche di “prodotto sicuro”, potrebbe differenziarsi anche per attributi di eco-sostenibilità, adottando la farina di insetti nella dieta. Efficaci strategie di comunicazione permetterebbero quindi di raggiungere quel segmento di consumatori costantemente in evoluzione, alla ricerca di un prodotto innovativo, rispettoso dell’ambiente e di facile consumo. Per le produzione dell’acquacoltura risulta ormai chiaro che identificare fonti alternative di proteine che siano salutari, nutrienti e rispettose dell'ambiente sia strategico non solo per contribuire ad uno sviluppo sostenibile delle produzioni, ma anche per ottenere sul mercato vantaggi competitivi evidenti e gratificanti. 

Questi primi risultati sono stati presentati in occasione di Aquafarm2019. (qui la presentazione di F. Nassivera e S. Maiolo ad AQUAFARM2019).

Nelle prossime fasi della ricerca, a fronte dei primi risultati di questo test, si provvederà ad estendere il questionario ad un panel nazionale di consumatori italiani, interrogandoli sulla loro reattività di fronte al consumo di pesce di allevamento alimentato anche con farine ottenute da altre fonti ecologicamente sostenibili, quali le alghe e gli scarti della lavorazione delle carni avicole.

Presentati i risultati del primo anno di attività: i ricercatori del CREA hanno sperimentato, insieme ad altre materie prime sottoutilizzate, una farina ottenuta dal crostaceo

(Sabaudia, 13 Febbraio 19)

Sono stati presentati i risultati relativi al primo anno di attività del progetto SUSHIN, "SUstainable fiSH feeds INnovative ingredients", che ha visto impegnati i ricercatori del Centro di Zootecnia e Acquacoltura del Consiglio per la ricerca in agricoltura e analisi dell'economia agraria (CREA), in collaborazione con l'Ente Parco Nazionale del Circeo e il Reparto Carabinieri per la Biodiversità di Fogliano, nel contenimento del Gambero rosso della Louisiana, una specie aliena invasiva presente in alcune aree del Parco, come le zone umide di Caprolace, Fogliano e Monaci.

Tale attività sperimentale, volta allo studio di potenziali ingredienti innovativi e sostenibili in acquacoltura, ha permesso la cattura di oltre 23.000 gamberi, limitando l'espansione di questa specie dannosa nel Parco. Il progetto SUSHIN, infatti, ha come principale obiettivo quello di implementare soluzioni mangimistiche innovative per gli allevamenti di pesce italiani, salvaguardando la qualità e la sicurezza alimentare del prodotto ittico. Per far questo intende reperire e testare nuove materie prime per la formulazione di mangimi da acquacoltura che rispondano anche a esigenze di sostenibilità ambientale. In questo anno di attività, i ricercatori del Crea hanno sperimentato, insieme ad altre materie prime sottoutilizzate, una farina ottenuta da questo crostaceo. Tale farina ottenuta dal Gambero rosso della Louisiana  è stata identificata come uno dei possibili ingredienti per i mangimi da acquacoltura da testare su specie allevate quali orata e trota iridea.

"Siamo soddisfatti per i risultati raggiunti in questo anno di attività, è stato fatto un importante passo avanti in ambito di agricoltura biologica e sostenibilità ambientale, proprio perché trasformano questa seria minaccia per la biodiversità del Parco  in mangime negli allevamenti di pesce certificati bio -  dichiara il direttore dell'Ente Parco Paolo Cassola – . E' solo l'inizio di un duro e importante lavoro per salvaguardare il patrimonio naturalistico dell'area protetta e non solo". 

 

La stessa notizia è stata ripresa dai giornali online Latina Oggi e ItaliaAmbiente.

 

 a cura di Maria Miarelli (CREA)

 

Una recente normativa europea (Reg. UE n. 56/2013) ha reintrodotto l’uso di proteine animali trasformate (PAT) da non ruminante nell’alimentazione dei pesci d’acquacoltura. Un’attenzione specifica è richiesta nel controllo della qualità dei mangimi e delle materie prime per questo settore. Il progetto SUSHIN ha previsto, fra le diverse attività che lo caratterizzano, una serie di studi per approfondire questo aspetto.

L’analisi microscopica per il controllo di contaminazioni di ossa di mammifero in farine di pollo

Le attività svolte hanno riguardato:

  1. la verifica della presenza di eventuale contaminazione da farina di mammifero in campioni di farina di pollo;
  2. la stima quantitativa dell’incidenza di ossa di mammifero in campioni caratterizzati da un diverso rapporto di farina avicola e farina di ruminante.

Per le prove analitiche è stato adottato il metodo microscopico di cui di cui alla direttiva 2003/7126/CE della commissione del 23 dicembre 2003 che stabilisce il metodo analitico per la determinazione dei costituenti di origine animale nell’ambito del controllo ufficiale degli alimenti (Fig. 1).

 Figura1

Il metodo consente di individuare farine animali nei mangimi, di identificare la classe zoologica di appartenenza (mammifero, avicolo, pesce) e di stimare la percentuale di tessuto osseo.
Le farine animali di diversa classe zoologica di provenienza sono accomunate dalla presenza di elementi organici aspecifici, quali fibre muscolari, gelatina, sangue. Tuttavia tali farine possono distinguersi per elementi organici caratteristici della classe di appartenenza (peli per i mammiferi, piume per i polli, scaglie per i pesci).
A fronte di ciò l’elemento chiave nell’analisi microscopica è però costituito dai frammenti di ossa (frazione inorganica), che, per la loro struttura istologica altamente specifica, consentono di identificare la classe zoologica di appartenenza (Fig. 2).
I frammenti di ossa, inoltre, consentono di effettuare una stima quantitativa della loro presenza, da cui è possibile risalire, qualora si conosca la quota organica percentuale della tipologia di prodotto in analisi, alla stima totale della farina animale presente nel prodotto.

 Figura2

  1. Analisi microscopica delle farine animali (proteine animali trasformate – PAT)

Lo studio ha preso in considerazione 5 farine di residui di macello avicolo di diversa provenienza, caratterizzate da una diversa incidenza di scarti di pollo e tacchino. Per ogni farina, un campione di 10g è stato introdotto in un imbuto separatore con circa 200 ml di tetracloroetilene, per separare la frazione organica dalla frazione inorganica. La frazione inorganica (più pesante) è stata raccolta in una capsula, quella organica è stata ottenuta previa filtrazione. La frazione inorganica è stata essiccata, pesata e setacciata ottenendo due frazioni granulometriche (>0,5 e <0,5mm).
Ogni singolo frammento di ossa della frazione >0,5 è stato pesato con l’approssimazione di 1 10-5g, schiacciato, aggiunto di una soluzione di acqua e glicerina ed osservato al microscopio ottico.
Inoltre sono stati allestiti diversi preparati della frazione <0,5 ed esaminati al microscopio ottico, contando i frammenti presenti in ciascun campo ottico esaminato, al fine di valutare la percentuale delle particelle di ossa estranee al prodotto eventualmente presenti.
Sono stati allestiti alcuni preparati della frazione organica, al fine di rilevare la presenza di elementi estranei al prodotto in esame.

In ciascuno dei 5 prodotti esaminati non è stato riscontrato alcun elemento riconducibile alla presenza di farine di mammifero.

 

  1. Analisi quantitativa di frammenti di ossa di mammifero in farina di pollo negativa per PAT di ruminante

Lo scopo dello studio era quello di verificare l’efficacia e la sensibilità dell’esame microscopico nel quantificare tracce di farina di mammifero in campioni di farina avicola. Quale fonte di contaminazione di frammenti di osso di ruminanti è stata utilizzata la farina di “ciccioli di bovino” che all’esame microscopico è risultata contenere una frazione ossea dello 0,6 %.  La PAT avicola presentava invece il 14,0 % di frazione inorganica (ossa).
Conoscendo quindi le rispettive quote di materiale organico ed inorganico (ossa) delle due farine di partenza, è stata preparata in laboratorio una miscela delle due farine con una percentuale nota di ossa di mammifero (0,1 %). Tale limite coincide con il valore di sensibilità del metodo indicato nella normativa (Dir. 2003/7126/CE) ed è stato deciso inoltre sulla base dell’esperienza decennale dai laboratori del Centro di Zootecnia e Acquacoltura del CREA, che hanno effettuato le analisi di revisione dei prodotti zootecnici contestati in prima istanza per la presenza di farine animali nell’ambito dei controlli BSE.
Il campione così costituito in laboratorio è stato sottoposto ad analisi microscopica seguendo il protocollo descritto precedentemente, quindi analizzando tutta la frazione inorganica (ossa >0,5 e <0,5) per la ricerca e rispettiva quantificazione di frammenti ossei delle due classi in esame.

A fronte di una preparazione del campione di analisi contenente 0,1% di ossa di mammifero, la stima quantitativa della presenza di ossa di mammifero è stata di 0,166 % a dimostrazione dell’idoneità dell’applicazione del metodo microscopico di stima quantitativa anche per le indagini su matrici esclusivamente di origine animale come le PAT.

 Immagine3

La farina di insetti per acquacoltura è una risorsa con ottime potenzialità di utilizzo, impotante per far fronte ad una richiesta di mangimi di origine ittica sempre meno sostenibili dal punto di vista dello sfruttamento delle risorse marine. Gli insetti sono una delle fonti alternative di mangimi proposti per trota, spigola e orata del progetto Sushin, che è stato presentato, assieme ad e alcuni primi risultati, al convegno "Insetti nella nutrizione animale: stato dell’arte, criticità tecniche e aspetti normativi", convegno finale del progetto INSECTA. Il convegno, organizzato il 14 dicembre 2018 da CREA nella sua sede di Monterotondo (Roma), ha avuto in programma una relazione della ricercatrice Cardinaletti (Università di Udine) dal titolo "Stima del valore nutritivo di farine di Hermetia illucens in trota e spigola" (Cardinaletti G.,  Capoccioni F., Pulcini D., Failla S., Contò M., Tibaldi E.).
 
 
 

In un articolo apparso il 30 settembre sul Messaggero Veneto, il responsabile scientifico Emilio Tibaldi ha illustrato il progetto SUSHIN e i suoi obiettivi. 

messaggero veneto

Di Silvia Maiolo, Unversità di Venezia Cà Foscari, Dip. di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica

 

Alla ricerca di nuove soluzioni mangimistiche, il progetto SUSHIN si è focalizzato su quattro fonti proteiche alternative:

  • una materia prima attualmente sottovalutata ma dalle interessanti proprietà nutrizionali, ossia la farina derivante da sottoprodotti della macellazione degli avicoli (polli e tacchini);
  • tre farine sviluppate solo di recente a partire da larve di mosca, da gamberi selvatici d’acqua dolce (appartenenti a una specie alloctona e invasiva in Italia) e da micro-alghe.
Un poster sul gambero rosso della Lousiana come possibile fonte di mangimi per l'acquacoltura è stato presentato a Capri, al secondo workshop organizzato da "Grab-it", Università di Napoli Federico II e  Associazione Scientifica Centro di Portici, (27-29 giugno 2018). Il titolo del workshop (“Organic farming and agroecology as a response to global challenges”), ha fornito una bella occasione per esporre le tematiche del progetto Sushin mediante un poster ("Lousiana red crayfish meal: a novel functional feed for organic fish diets?"), presentato da CREA e Univ. di Udine. Il  poster ha illustrato le possibilità di uno sfruttamento del gambero rosso della Lousiana, specie invasiva, in allevamenti di pesce certtificati "bio".
 

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