Disseccamenti, forti filloptosi, con conseguente riduzione dell'area fotosintetica e della produttività, cascola e marcescenza delle drupe, olive ''mummificate'', produzioni olearie di bassa qualità: sono questi gli effetti di una nota patologia che colpisce la pianta dell'olivo, la ''lebbra''.

Da Granoro un premio a una tesi sperimentale realizzata nell’ambito del progetto Ager - Sustainability of the Olive-oil System - S.O.S. La tesi studia le modalità per aumentare le rese di estrazione in maniera sostenibile con l’impiego del carbonato di calcio, durante l’estrazione dell’olio vergine di oliva, evitando di ricorrere a strategie quali l’incremento delle temperature in fase di gramolazione della pasta di olive.

La ricerca scientifica in zootecnia vive grazie all’importante sostegno delle Fondazioni di origine bancaria, che sopperiscono alla mancanza di fondi pubblici e privati. Questo, in estrema sintesi, il risultato dell’iniziativa che si è tenuta presso l’Università degli Studi di Perugia, in occasione del XXII Congresso dell’ASPA (Associazione della Scienza e delle Produzioni Animali), l’evento che riunisce ogni anno numerosi e affermati ricercatori del settore zootecnico.

Sono ottanta i progetti di ricerca che aspirano ad aggiudicarsi i fondi messi a bando da Ager  per due comparti strategici dell’agroalimentare italiano: Agricoltura di Montagna e Prodotti lattiero-caseari. I progetti presentati per valorizzare l’agricoltura nelle zone di montagna sono trentadue; mentre sono quarantotto le proposte candidate per lo sviluppo del settore lattiero - caseario, di cui ventisette dedicate all’intera filiera produttiva e ventuno che affrontano specifiche esigenze di ricerca all’interno della stessa filiera.
Una sostanza inerte, economica, facilmente reperibile e soprattutto che non lascia alcuna traccia nell'olio durante la lavorazione delle olive. Si tratta del carbonato di calcio che i ricercatori del progetto S.O.S. dell'Università di Bari (Sezione di Scienze e Tecnologie Alimentari del Di.S.S.P.A.) stanno sperimentando con ottimi risultati per estrarre la massima quantità di olio. Il gruppo di ricerca è partito da un problema molto sentito dagli olivicoltori: durante le tre fasi dell'estrazione dell'olio extra vergine di oliva – molitura, separazione della frazione solida, separazione dell’olio dall’acqua di vegetazione – una quantità variabile di prodotto viene persa e le numerose tecniche provate non hanno dato validi risultati.
Prima riunione operativa per i partner di VIOLIN - VAlorization of Italian OLive products through INnovative analytical tools, il progetto di ricerca sostenuto da Ager con un milione di euro, che punta a valorizzare l’olio extra vergine di oliva, i sottoprodotti della lavorazione e la creazione di una cultura dell’olio italiano di qualità. Nel corso dell’incontro, che si è tenuto lo scorso 7 giugno al polo Annunziata del Dipartimento CHIBIOFARAM dell’Università di Messina, si è fatto il punto sulle prime fasi della ricerca, iniziata ufficialmente il 15 marzo.

Altro che sottoprodotti! Acque di vegetazione e sansa contengono veri e propri toccasana per la salute dell’uomo. Ad affermarlo è il team dei ricercatori dell’Università degli studi di Teramo impegnati nel progetto SOS, Sustainability of the Olive oil System. Tutto merito dei composti fenoloci e del loro reimpiego? Gli studiosi stanno mettendo a punto la ricerca e nei tre anni previsti dal progetto, che li vede al fianco di altre importanti università italiane, proveranno a dare una risposta scientifica con basi sperimentali a questa nuova provocazione.

L’olivicoltura tra i temi della giornata dell’orientamento all’Università Mediterranea di Reggio Calabria

Migliorare e rafforzare la sostenibilità della filiera dell’olio d’oliva, puntando a un prodotto di qualità e promuovendo la cultura dell’olio nel consumatore. Sono gli obiettivi del progetto Sustainability of the Olive oil System - S.O.S. presentati nel corso di 'Agraria Open Day', la giornata di orientamento che si è tenuta lo scorso 5 maggio presso il Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, partner del progetto S.O.S.

Produttività e sostenibilità della filiera olivicola passano anche attraverso la biodiversità. Con il Progetto S.O.S. il gruppo di ricerca dell'Università di Sassari è impegnato nella caratterizzazione di tre varietà minori di olivo tradizionalmente coltivate in Sardegna. Si tratta di conoscere nel particolare queste varietà, facendo per ognuna una vera e propria carta d'identità per migliorare la produttività della filiera olivicola (resa in olive e in olio), garantendo la sostenibilità ambientale. Un patrimonio di biodiversità, studiato nei dettagli a livello di foglie, olive e oli ottenuti dalla spremitura e che sarà condotto sotto molteplici punti di vista: agronomico, biologico, chimico, fisico, genetico e termico.

I risultati di una serie di rilevazioni economiche sui costi di produzione in alcuni allevamenti di branzino, orata e trota sono stati presentati al XXIII Convegno dell’European Association of Fisheries Economists, che si è tenuto dal 25 al 27 aprile a Dublino. Si tratta di un appuntamento annuale che riunisce i più affermati ricercatori economici europei per discutere di gestione della pesca e acquacoltura e per stimolare il dibattito tra ricercatori, manager, policy makers e gli altri attori della filiera ittica. La squadra di economisti italiani era guidata dal prof. Pietro Pulina dell’Università di Sassari, partner del progetto 4F.
I settori Ager 2015

Acquacoltura

Olivo e Olio

Agricoltura di Montagna

Prodotti Caseari

Bando per la divulgazione dei risultati

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