Mercoledì 18 luglio su Rai 1 un servizio dedicato alle ricerche del progetto SUSHIN per migliorare la sostenibilità degli allevamenti e la qualità del pesce  

 

Ci saranno anche trote, branzini e orate tra gli invitati del celebre magazine ideato e condotto da Piero Angela e in onda mercoledì 18 luglio a partire dalle 21,25 su Rai 1. Le telecamere della trasmissione hanno fatto tappa in Trentino presso FEM (Fondazione Edmund Mach) per conoscere da vicino SUSHIN (SUstainable fiSH feed INnovative ingredients), un progetto di ricerca in acquacoltura sostenuto da un gruppo di Fondazioni di origine bancaria aderenti ad Ager - Agroalimentare e ricerca.

La Commissione per la Pesca del Parlamento europeo ha approvato una risoluzione nella quale si riafferma l'importanza dell'acquacoltura e chiede alla Commissione di adeguare la legislazione relativa a questa tipologia di aziende agricole e di regolamentare in modo unificato i requisiti di qualità per i prodotti europei e per quelli importati.

Di Silvia Maiolo, Unversità di Venezia Cà Foscari, Dip. di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica

 

Alla ricerca di nuove soluzioni mangimistiche, il progetto SUSHIN si è focalizzato su quattro fonti proteiche alternative:

  • una materia prima attualmente sottovalutata ma dalle interessanti proprietà nutrizionali, ossia la farina derivante da sottoprodotti della macellazione degli avicoli (polli e tacchini);
  • tre farine sviluppate solo di recente a partire da larve di mosca, da gamberi selvatici d’acqua dolce (appartenenti a una specie alloctona e invasiva in Italia) e da micro-alghe.

Accanto alle numerose linee di ricerca incentrate sulla qualità degli ingredienti e sul benessere delle specie ittiche allevate non poteva però mancare tutta una serie di valutazioni circa le possibili conseguenze ambientali derivanti dall’uso di tali ingredienti. Lo strumento scelto per l’esecuzione di tali valutazioni è la cosiddetta Analisi del Ciclo di Vita (nota in inglese con il nome di Life Cycle Assessment - LCA).

L’analisi ha previsto una lunga fase di raccolta dati, da poco ultimata, volta alla comprensione dei processi di lavorazione su cui si basa la produzione delle quattro farine proteiche sopracitate. Grazie alla preziosa collaborazione di varie aziende produttrici di tali farine, è stato cioè possibile ottenere informazioni dettagliate circa:

  • le risorse consumate per ogni formulazione, ossia i flussi di materia ed energia in entrata nel loro sistema produttivo (INPUT);
  • gli eventuali scarichi emessi in natura, ossia i flussi in uscita (EMISSIONI).

Un esempio semplificato dei processi relativi alla produzione di farina di insetto è riportato nella figura seguente.

figura 1.png

Schema semplificato della produzione di farina a partire da larve di mosca. La voce di input “MATERIALI” include la produzione e trasporto in azienda di tutti i materiali necessari all’ordinario svolgimento delle attività di allevamento e lavorazione (es. mangime; cassette per l’allevamento)

 

Terminata l’acquisizione dei dati, ha quindi preso il via la seconda fase, volta alla creazione di un modello digitale contenente tutti i sopracitati flussi. In questo modo è stato possibile creare una simulazione virtuale del processo di lavorazione alla base della produzione di ciascuna farina. Le simulazioni relative alle farine di avicoli, di gambero e di larve di insetto sono state ultimate, mentre quella sulle micro-alghe è nella sua fase conclusiva.

A partire dalle tre simulazioni già disponibili, sono infine state quantificate alcune significative categorie di impatto sull'ambiente, nello specifico: (i) il consumo di risorse naturali (Abiotic depletion); (ii) il contributo al riscaldamento globale (Global Warming); (iii) il contributo al tasso di eutrofizzazione delle acque (Eutrophication). I risultati preliminari di queste analisi sono stati sintetizzati nella figura seguente.

figura 2.png

Risultati preliminari dell’Analisi del Ciclo di Vita su tre delle quattro farine proteiche. Per confrontare tra loro le diverse opzioni, i valori sono riportati su una scala da 0 a 1, dove 0 corrisponde a un impatto ambientale nullo e 1 al valore massimo fra quelli ottenuti dalle tre farine.

 

I risultati hanno mostrato come la produzione di farina di gambero sia la meno sostenibile per quanto riguarda tutte le categorie di impatto considerate (e pertanto le è sempre stato attribuito il valore “1”). L'entità di tali impatti è principalmente dovuta al fatto che la produzione di farina di gambero è l'unico processo ancora allo stadio sperimentale e ha comportato quindi lungo tutta la filiera (e soprattutto nella fase di pesca) una serie di sprechi e di consumi che potrebbero essere ridotti ottimizzando il sistema.

La sostenibilità ambientale delle altre due alternative è sorprendentemente simile, soprattutto se si tiene conto del fatto che le larve di mosca possono essere allevate, per loro natura, in spazi molto ridotti e richiedono un processo di produzione e lavorazione molto più breve e semplice di quello previsto per gli scarti di macellazione avicola. Questi ultimi, benché si “portino sulle spalle” una parte del peso ambientale legato all’intera filiera del pollame (dall’uovo all’animale pronto per la lavorazione), hanno infatti mostrato delle performance ambientali molto incoraggianti. Un'analisi ancora più dettagliata di queste ultime due farine ha poi mostrato come tali impatti siano principalmente ascrivibili alla tipologia e quantità di mangime utilizzato durante la fase di allevamento degli animali e, in seconda istanza, alla tipologia di energia elettrica consumata (ossia quella della rete elettrica nazionale, tuttora costituita principalmente da energia proveniente da fonti non rinnovabili).

 

 

 

 

Un poster sul gambero rosso della Lousiana come possibile fonte di mangimi per l'acquacoltura è stato presentato a Capri, al secondo workshop organizzato da "Grab-it", Università di Napoli Federico II e  Associazione Scientifica Centro di Portici, (27-29 giugno 2018). Il titolo del workshop (“Organic farming and agroecology as a response to global challenges”), ha fornito una bella occasione per esporre le tematiche del progetto Sushin mediante un poster ("Lousiana red crayfish meal: a novel functional feed for organic fish diets?"), presentato da CREA e Univ. di Udine. Il  poster ha illustrato le possibilità di uno sfruttamento del gambero rosso della Lousiana, specie invasiva, in allevamenti di pesce certtificati "bio".
 
"UNICUSANO UP MAGAZINE", programma radiofonico su Radio Cusano Campus, ha ospitato un intervento del dott. Fabrizio Capoccioni, ricercatore del Centro di ricerca di Zootecnia e Acquacoltura del CREA. Tema dell'intervista il problema del Gambero rosso della Louisiana, una delle specie aliene invasive più dannose in Italia e in Europa. Il progetto SUSHIN sta sperimentando, insieme ad altre materie prime sottoutilizzate, una farina ottenuta da questo crostaceo per verificare se possa diventare un ingrediente sostenibile per l'acquacoltura del futuro.
 
Questo il link per ascoltare la radiointervista.

Lo scorso 17 maggio i partner del progetto VIOLIN -  Valorizzazione dei prodotti Italiani ottenuti dalle olive attraverso tecniche analitiche innovative - si sono dati appuntamento a Riva del Garda in provincia di Trento per presentare e discutere i primi risultati ottenuti dalle ricerche e programmare le attività future. L’incontro si è tenuto all’interno del 42° Simposio Internazionale di Cromatografia Capillare, uno dei più importanti meeting scientifici internazionali relativi alle scienze separative, che ogni due anni dà appuntamento a Riva del Garda a scienziati provenienti da tutto il mondo.

Un servizio dedicato a conoscere Ager e la sua ricerca attraverso il racconto dei risultati ottenuti da un progetto di vera economia circolare. E’ quanto andrà in onda nella puntata di Linea Verde di domenica 3 giugno, alle ore 12.20. Le telecamere della trasmissione sono entrate all’Università di Udine, dove Patrizio Roversi ha intervistato il Dott. Carlo Mango, Direttore Area Scientifica e Tecnologica di Fondazione Cariplo e membro del Comitato di gestione di Ager e la Prof.ssa Carla Da Porto, responsabile scientifico del progetto che ha catalizzato l’attenzione della trasmissione.

Mancano ormai pochi mesi all’inizio delle attività di ricerca a favore dell’Agricoltura di montagna e dei Prodotti lattiero-caseari. Per questo mercoledì 23 maggio a Bologna presso FICO Eataly World Ager ha incontrato i responsabili scientifici e i referenti amministrativi dei ventisette enti che si sono aggiudicati i 2,5 milioni di euro assegnati con due bandi pubblici.

La presenza costante del pesce nella dieta potrebbe aiutare a prevenire la malattia di Parkinson (e non solo)
Il futuro dell’Acquacoltura:
la nutrizione delle specie ittiche allevate tra sicurezza alimentare e sostenibilità
Porto Conte Ricerche, Alghero dal 9 al 13 Luglio 2018.

Ager - Agroalimentare e ricerca,
è un progetto di ricerca agroalimentare promosso e sostenuto da un gruppo di Fondazioni di origine bancaria.

AGER
Presso Fondazione Cariplo
Via Manin n. 23 - Milano
cf 00774480156

Progetto Ager

Valentina Cairo
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Tel +39 02 6239214

Riccardo Loberti
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