Oli qualitativamente migliori con l'uso di una tecnologia estrattiva a basso impatto ossidativo. È il risultato ottenuto dal team di SOS Ager di UniSS, dopo aver confrontato i risultati ottenuti dall'applicazione di due diverse tecnologie estrattive. Il confornto è stato operato su una metodologia convenzionale, che ha previsto l'uso di un impianto a due fasi e mezza, contro un impianto innovativo a basso impatto ossidativo.
I paramentri di cui gli scienziati del team hanno tenuto conto sono l'acidità, i perossidi, le clorofille, i tocoferoli, polifenoli in HPLC e l'attività antiossidante. Tabella 1 – Acidità

 

Tabella 1 Bosana

*A lettere diverse lungo la colonna corrispondono valori statisticamente differenti.

L'uso della tecnologia estrattiva a basso impatto ossidativo ha permesso di ottenere oli migliori per tutti i parametri considerati. I valori di acidità e di perossidi infatti sono stati significativamente inferiori, mentre il contenuto in clorofille e tocoferoli e la capacità antiossidante sono risultati statisticamente superiore (Tabella 1).

 

Tabella 2 – Profilo fenolico (principali composti in mg/kg) di oli della varietà Bosana ottenuti con due tecnologie estrattive

 

Tabella 2 Bosana

Per quanto riguarda i principali polifenoli invece, quattro dei sei composti presenti in Tabella 2 sono risultati in quantità superiore nei campioni estratti con la tecnologia innovativa.

I risultati ottenuti, nel complesso, ci permettono di affermare, almeno per i parametri presi in considerazione, che l'uso di una tecnologia estrattiva a basso impatto ossidativo permette di ottenere oli qualitativamente migliori e con una presunta maggiore shelf life.

 

 

 

 

 

 

Produttività e sostenibilità della filiera olivicola passano anche attraverso la biodiversità. Con il Progetto S.O.S. il gruppo di ricerca dell'Università di Sassari è impegnato nella caratterizzazione di tre varietà minori di olivo tradizionalmente coltivate in Sardegna. Si tratta di conoscere nel particolare queste varietà, facendo per ognuna una vera e propria carta d'identità per migliorare la produttività della filiera olivicola (resa in olive e in olio), garantendo la sostenibilità ambientale. Un patrimonio di biodiversità, studiato nei dettagli a livello di foglie, olive e oli ottenuti dalla spremitura e che sarà condotto sotto molteplici punti di vista: agronomico, biologico, chimico, fisico, genetico e termico.

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