Nuove diagnostiche basate sulla lettura del DNA per sconfiggere le frodi e diminuire l’uso degli antibiotici negli allevamenti di branzino, trota e orata 

Sarà uno squalo o un pesce spada? Si tratterà davvero di un palombo? Ogni anno arrivano in Europa mille specie ittiche, provenienti da oltre centoventi paesi del mondo. Un numero davvero considerevole, che spesso rende difficile identificare esattamente il pesce che stiamo per scegliere e mangiare. Il mezzo più immediato per conoscerlo meglio è certamente l’etichetta, strumento fondamentale per il consumatore, che deve riportare: il corretto nome del pesce (comune e/o scientifico); l’origine del pesce, intesa sia come metodo di allevamento o di cattura, che in termini di provenienza geografica; informazioni di natura tecnica sui metodi di conservazione e parametri nutrizionali, informazioni utili per preservare il cittadino da alterazioni e frodi.

Identificare qualità e tracciabilità dei prodotti ittici di allevamento e conoscere come cambia la crescita del pesce allevato, in funzione delle diverse condizioni ambientali, alimentari e di gestione degli impianti. Questi i vantaggi di nuove tecniche analitiche che gli enti di ricerca internazionali stanno applicando in acquacoltura. Si tratta delle cosiddette scienze “omiche”: la genomica, che studia il DNA dei pesci; la proteomica, basata sullo studio delle proteine rispetto a quantità, qualità, funzione e altri parametri ben identificati; la metabolomica, che studia tutte le sostanze che si formano nelle cellule degli organi del pesce durante la crescita. Informazioni analitiche che già facevano parte integrante della moderna ricerca biochimica in altri settori, quali il biomedicale e l’agroalimentare in genere, e che il progetto Fine Feed For Fish - 4F applicherà nelle sue ricerche.

Nutrizionisti e scienziati sembrano ormai concordi: il pesce pescato o prodotto in allevamenti che seguono regole di salubrità e qualità, deve entrare nelle diete perché contiene nutrienti e proteine importanti per la salute. Ma quanto pesce mangiano gli italiani ogni anno e quante proteine ittiche ci sono nella nostra alimentazione? Sfatiamo subito un “mito”: essere un paese con una forte tradizione di pesca e una gastronomia legata ai prodotti ittici, soprattutto nel Centro-Sud, non ci fa arrivare nemmeno lontanamente verso il podio dei maggiori consumatori di pesce in Europa.

Sono 16,6 milioni gli italiani che nell'ultimo anno hanno ridotto il consumo di carne mentre 10,6 milioni hanno diminuito il consumo di pesce, 3,6 milioni la frutta e 3,5 milioni la verdura. Lo rivela una ricerca del Censis «Gli italiani a tavola: cosa sta cambiando. Il valore sociale dell'alimento carne e le nuove disuguaglianze», presentata il 26 ottobre a Roma. Con il minore consumo degli alimenti di base della buona dieta italiana, spesso sostituiti con prodotti artefatti e iper-elaborati a basso contenuto nutrizionale, si minaccia l'equilibrio delle diete quotidiane delle famiglie e si generano nuovi rischi per la salute.

Ager - Agroalimentare e ricerca,
è un progetto di ricerca agroalimentare promosso e sostenuto da un gruppo di Fondazioni di origine bancaria.

AGER
Presso Fondazione Cariplo
Via Manin n. 23 - Milano
cf 00774480156

Progetto Ager

Valentina Cairo
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Tel +39 02 6239214

Riccardo Loberti
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.