Cosa accadrebbe se fosse possibile conoscere il contenuto in polifenoli di un olio con un metodo di analisi che fa ricorso a solventi pericolosi per l’ambiente e gli operatori? Oltre a portare evidenti vantaggi ambientali e per la salute, ciò favorirebbe anche una diffusione più capillare del metodo di analisi e renderebbe più facile e immediata la conoscenza da parte di operatori e consumatori di questo importante parametro qualitativo degli oli. Un passo avanti necessario per costruire quella cultura della qualità di cui il settore degli oli vergini di oliva ha forte bisogno.

Innovazione tecnologica da applicare alla produzione dell'olio: è quanto stanno facendo i ricercatori dell'università degli Studi della Sardegna nell'ambito del aprogetto S.O.S. Ager. A questo punto della ricerca è risultato particolarmente interessante l'utilizzo di un frantoio di proprietà della provincia di Oristano e situato nei locali dell'Istiuto di Istruzione Superiore Don Deodato Meloni di Nuraxinieddu, che si differenzia rispetto ad altri frantoi nelle operazioni di gramolatura e di estrazione-separazione. Ecco in dettaglio le varie fasi del processo sul quale si sta cocentrando l'attenzione degli studiosi.
La qualità degli oli di oliva è legata alle condizioni agronomiche delle olive e al processo produttivo. Normalmente la valutazione della qualità degli oli di oliva viene effettuata mediante tecniche analitiche convenzionali, tra cui la gascromatografia e l'analisi chimica, nonché mediante l'analisi sensoriale basata sull’ utilizzo di assaggiatori addestrati. I metodi analitici tradizionali presentano alcuni inconvenienti risultando spesso costosi, lunghi, laboriosi e inadeguati per il monitoraggio in tempo reale; allo stesso modo la valutazione sensoriale richiede tempo, è inadeguata per eseguire misurazioni rapide e talvolta incoerente a causa della stanchezza e dello stress dell’assaggiatore.
Pertanto, l’utilizzo di metodi alternativi che siano in grado di sostituire quelli tradizionali realizzando misurazioni in tempi brevi, in modo non distruttivo e a basso costo, è senza dubbio auspicabile.

Tibaldi

L’acquacoltura è il settore zootecnico a più elevato tasso di crescita a livello globale. Con una produzione di oltre 90 milioni di ton, ha superato quello della carne bovina avvicinandosi alle produzioni avicola e suina. E’ soprattutto l’acquacoltura intensiva ad essere destinata a crescere nel prossimo futuro, generando una richiesta di mangimi prevista superare gli 87 Milioni di ton nel 2025, fatto che contribuirà ad acuire la competizione per le risorse alimentari con altre produzioni animali e con la popolazione umana.

Pertanto, sostenibilità economica ed ecologica dell’Acquacoltura dipenderanno anche dalla capacità di economizzare risorse poco o nulla rinnovabili o fortemente depauperate vieppiù contese con altri settori, utilizzando nei mangimi nuove materie  prime o ingredienti, ricchi di nutrienti ma attualmente poco studiati o valorizzati, ricercandoli possibilmente all’esterno della filiera alimentare umana. In questa direzione il progetto AGER-Sushin, finanziato da un pool di fondazioni di origine  bancaria,  è rivolto allo studio di nuovi ingredienti derivati da insetti e microalghe ed alla valorizzazione di altri alimenti ottenuti da sottoprodotti avicoli e da crostacei da utilizzare nella formulazione di mangimi per le principali specie ittiche allevate in Italia. Esso risponde alla necessità di ridurre la dipendenza del settore dallo sfruttamento di risorse naturali convertite in farine e oli di pesce, assicurando la sostenibilità delle produzioni e la qualità del prodotto ittico per il consumatore. 

È possibile scaricare la presentazione del prof. Tibaldi.

Ager - Agroalimentare e ricerca,
è un progetto di ricerca agroalimentare promosso e sostenuto da un gruppo di Fondazioni di origine bancaria.

AGER
Presso Fondazione Cariplo
Via Manin n. 23 - Milano
cf 00774480156

Progetto Ager

Valentina Cairo
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Tel +39 02 6239214

Riccardo Loberti
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