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Acquacoltura: lo scenario

Uno dei fattori più rilevanti di criticità sono i prezzi alla produzione che risultano sistematicamente superiori rispetto a quelli della merce di importazione.

Ad incidere sui costi della piscicoltura è soprattutto il prezzo di mercato dei mangimi – che rappresenta il 60% del costo totale di produzione – in costante aumento. Questo trend di crescita è la conseguenza della limitazione di farina ed olio di pesce - che ne rappresentano l’ingrediente di base - dovuta all’eccessivo sfruttamento della risorsa alieutica oceanica.

In risposta a tale problematica e per ridurre i costi vengono impiegati mangimi prodotti con materie prime a prezzo più contenuto. La sostituzione - totale o parziale - della farina e dell’olio di pesce con fonti proteiche e lipidiche alternative si rivela però, nella maggior parte dei casi, controproducente per la qualità del pesce. Un’alimentazione non adeguata infatti determina: ridotte performance di accrescimento; un incremento delle deiezioni e delle patologie; una riduzione della qualità complessiva del prodotto finale con evidenti ripercussioni negative sia in termini economici che ambientali.

Tutti questi aspetti incidono sui costi di produzione con conseguente aumento dei prezzi di vendita, che vanno ad aggiungersi alle carenze strutturali e funzionali del comparto acquicolo nazionale. Problematiche che non riguardano unicamente la sfera economica ma investono anche quella politica e sociale.

L’acquacoltura rimane comunque un settore con grandi potenzialità di sviluppo per l’Italia. Il nostro paese è dotato di un patrimonio ambientale potenzialmente perfetto per lo sviluppo dell’imprenditoria in acquacoltura. Oltre a tradizioni e competenze qualificate, abbiamo un ambiente fatto di coste vocate all’allevamento sostenibile; importanti zone umide caratterizzate da grandi laghi e piccole lagune; stagni costieri, saline e stagni salsi.

A questo si aggiungono le buone opportunità del mercato interno, con un’offerta nazionale insufficiente e che offre sbocchi interessanti perché gli italiani sono consumatori di pesce, un elemento essenziale della Dieta Mediterranea. Il consumo nazionale pro capite di prodotti ittici è arrivato a 20 kg/anno, andamento che rispecchia quello mondiale dove, negli ultimi quarant’anni i consumi medi di pesce sono raddoppiati. Attualmente i prodotti ittici assicurano circa il 17% delle proteine assunte nella dieta umana. Il loro consumo svolge anche un ruolo di primaria importanza nei riguardi dello stato di salute generale della popolazione, grazie al contenuto in acidi grassi Omega 3 che molti studi mettono in relazione a una riduzione del rischio di cardiopatie e di tumori.

 

La nuova edizione di Ager finanzia progetti per Acquacoltura, Agricoltura di Montagna, Olio e Olivo, Prodotti Caseari. Settori molto differenti tra loro ma accomunati dalla forte caratterizzazione Made in Italy e da elevati fabbisogni di ricerca e forti potenzialità di crescita.

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