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Olivo e Olio: lo scenario

La principale criticità del settore è attualmente la patologia nota come “Complesso del disseccamento rapido dell'olivo” (CoDiRO), strettamente collegata al batterio Xylella fastidiosa.

Questa problematica colturale che potrebbe avere notevoli implicazioni in futuro - nel caso di una mancata rapida attuazione di tutte le misure atte al suo contenimento - va ad aggiungersi ad alcune criticità del settore che possono definirsi “storiche”.

La principale è legata ai costi troppo elevati della materia prima nazionale. A questo vanno ad aggiungersi una produttività minore e costi di trasformazione maggiori rispetto ad altri paesi produttori, in particolare la Spagna.

Il comparto è poi penalizzato da una ridotta propensione all’innovazione, legata a diversi fattori: la polverizzazione aziendale; la prevalenza di impianti tradizionali (≤ 200 piante/ha); la scarsa specializzazione produttiva (impianti promiscui); la prevalenza di terreni collinari e montani; l’età avanzata delle piante (˃ 50 anni) e, in alcuni areali, la scarsità di risorse idriche.

Anche la trasformazione presenta alcune criticità, derivate in particolare dalla polverizzazione dell’industria frantoiana. L’internazionalizzazione del mercato dell’Olio di Oliva ha rafforzato il ruolo delle imprese di confezionamento attive su scala multinazionale e di quelle della moderna distribuzione. L’industria olearia di marca si presenta forte e concentrata, ma è stata acquisita in misura significativa da capitale estero, in particolare spagnolo.

A tutto questo si aggiunge la mancanza in Italia di una cultura dell’Olio come può essere quella del vino. La classificazione degli Olii di Oliva è poco chiara e rende difficile al consumatore percepire l’esatto valore del prodotto e distinguere tra un olio di qualità superiore ed uno di seconda scelta. Eppure l’olio italiano deriva le sue pregevoli caratteristiche nutrizionali e sensoriali da un’ampia disponibilità di cultivar che non ha pari in nessun altro Paese. L’Italia è, infatti, prima in Europa con quarantatre designazioni di origine comunitaria riconosciute dalla UE e gli olii DOP rappresentano un’interessante nicchia di mercato per via della loro maggiore redditività.

La conoscenza delle diverse tipicità legate alle varietà autoctone può rappresentare un elemento di forte differenziazione e valorizzazione del prodotto italiano. Queste peculiarità non sono però utilizzate dai produttori, non sono tenute in giusta considerazione nella fase di trasformazione e non sono riconosciute dal consumatore finale.

 

La nuova edizione di Ager finanzia progetti per Acquacoltura, Agricoltura di Montagna, Olio e Olivo, Prodotti Caseari. Settori molto differenti tra loro ma accomunati dalla forte caratterizzazione Made in Italy e da elevati fabbisogni di ricerca e forti potenzialità di crescita.