Eliana dell’Olmo, ricercatrice di PLANTìA, sta concentrando i propri studi sullo studio di microrganismi per il biocontrollo di Macrophomina phaseolina in cece e pisello. Con entusiasmo, racconta i primi risultati raggiunti e illustra le strategie preventive oggi disponibili per contenere gli attacchi del fungo.
Mi chiamo Eliana Dell’Olmo e sono una giovane ricercatrice del CREA-Orticoltura e Florovivaismo, impegnata nel progetto PLANTìA. Oggi vi svelerò qualcosa in più su Macrophomina phaseolina, uno dei patogeni che vogliamo combattere rafforzando la microbiologia del suolo. Con questo articolo, vi accompagnerò alla scoperta di questo fungo, tanto interessante dal punto di vista scientifico, quanto dannoso per le colture e vi illustrerò i risultati ottenuti con i nostri studi.
Macrophomina phaseolina: un patogeno recrudescente

Macrophomina phaseolina è un fungo patogeno capace di colpire un ampio spettro di piante ospiti, tanto che si stimano circa 700 specie botaniche sensibili a questo microrganismo. M. phaseolina è in grado di attaccare una pianta ospite in qualsiasi momento del suo sviluppo e può causare gravi danni alle colture. Tra le specie colpite, alcune sono di interesse alimentare come leguminose e solanacee. Il fungo è diffuso in numerose aree del mondo, prevalentemente in ambienti caldi ed aridi ma, con l’avanzare dei cambiamenti climatici, infezioni sono state riportate anche in aree dove in passato non era presente. Debellare gli attacchi di M. phaseolina è molto difficile, soprattutto per la sua capacità di “nascondersi” nel suolo in forme conservative, simili a dei piccoli sassolini (sclerozi), altamente resistenti agli stress esterni e capaci di sopravvivere anche dieci anni nel suolo. Conoscere la biologia del patogeno e il suo meccanismo d’azione è fondamentale per sviluppare soluzioni efficaci e sostenibili.
Ciclo biologico e sintomi da M. phaseolina
Come altri funghi, M. phaseolina presenta una struttura miceliale ovvero un insieme di filamenti (ife) che crescono e si riproducono nel suolo e nei tessuti degli ospiti. Le ife sono molto simili a quelle di R. solani, patogeno di cui abbiamo parlato in un articolo precedente, con la differenza che in questo caso appaiono nere grazie alla presenza di melanina, un pigmento di colore scuro.

Il ciclo biologico di M. phaseolina inizia dagli sclerozi e può essere diviso in quattro fasi: 1) germinazione con formazione di ife; 2) penetrazione delle ife nei tessuti radicali dell’ospite; 3) fase parassitaria, in cui le ife crescono e si diffondono nei tessuti dell’ospite, formando strutture riproduttive come spore e sclerozi. Tali strutture interferiscono con le normali funzioni della pianta, producendo molecole in grado di diffondersi e causare la morte dei tessuti vegetali anche non direttamente colonizzati dal fungo; 4) fase saprofitaria, caratterizzata dalla morte della pianta, con il conseguente rilascio di sclerozi e di spore che rimangono nel suolo e possono dare inizio ad un nuovo ciclo di malattia.

I danni causati da M. phaseolina sono diversi ma i più comuni sono sicuramente il marciume carbonioso del colletto e il marciume del fusto, soprattutto in leguminose. Quando il patogeno è presente sul seme, dà vita ad infezioni precoci che possono causare la moria delle piantine.
Come contrastare Macrophomina phaseolina
Purtroppo, non esistono metodi efficaci per contrastare le infezioni da M. phaseolina; i prodotti chimici, oltre ad essere sempre più rigidamente regolati, non rappresentano una soluzione. Spesso si ricorre a strategie preventive, come combinazioni tra buone pratiche di coltivazione, tecniche agronomiche e agenti di biocontrollo.
Le metodiche più utilizzate includono:
- Rotazione con specie vegetali meno suscettibili.
- Gestione ottimale dell’irrigazione: l’umidità sfavorisce la germinazione degli sclerozi.
- Rimozione dei residui colturali per evitare la dispersione degli sclerozi nel suolo.
- Impiego di seme sano poiché per le leguminose è stata dimostrata la trasmissibilità per seme.
- Solarizzazione del terreno nei mesi estivi, mediante copertura con film plastici prima della semina: il conseguente all’accumulo di calore aiuta a ridurre la concentrazione degli sclerozi nel suolo.
- Diagnosi tempestiva e corretta soprattutto alla comparsa dei primi sintomi.
- Utilizzo di agenti di biocontrollo quali Pseudomonas Trichoderma spp. e alcune specie di Rhizobium.
Qual è il nostro ruolo in questo scenario?
Le ricerche di PLANTìA si sono concentrate sullo studio di microrganismi che possano agire da agente di biocontrollo contro M. phaseolina in cece e pisello. Sono molto felice di condividere un primo risultato: abbiamo individuato specie di Pseudomonas chlororaphis e Bacillus halotolerans promettenti nel mitigare la malattia.
Nel prossimo futuro, il nostro lavoro andrà avanti per offrire soluzioni ecosostenibili sempre più efficienti nella lotta a questi patogeni.
A cura di: Eliana Dell’Olmo e Paola Iovieno (CREA-Orticoltura e Florovivaismo) rispettivamente ricercatrice e responsabile comunicazione del progetto PLANTìA



