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Dal suolo al campo

I risultati di PLANTìA conquistano un team di ricercatori d’eccellenza

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Un folto numero di ricercatori ha partecipato al seminario di Riccardo Scotti del CREA – Orticoltura e Florovivaismo, invitato a presentare gli innovativi risultati scientifici del progetto presso il prestigioso NIAB (National Institute of Agricultural Botany) di Cambridge.

 

Microbial Community Responses in Rhizosphere and Roots to Microbial Consortium Treatments” è il titolo del seminario che Riccardo Scotti, ricercatore di PLANTìA, ha tenuto per circa venti esperti del National Institute of Agricultural Botany (NIAB) di Cambridge. Si tratta di una prestigiosa istituzione di ricerca impegnata a migliorare l’efficienza e la resilienza della produzione agricola nei settori delle colture cerealicole, foraggere e orticole, con ricercatori di eccellenza esperti in tutte le aree tematiche legate all’agricoltura, inclusa la lotta alle malattie delle piante ortive.

 

I risultati che hanno destato grande interesse

 

Il progetto ha destato molto interesse in quanto ha portato alla messa a punto di un consorzio di batteri battezzato “4B”, composto da Pseudomonas, Bacillus e Streptomyces, che ha mostrato la  capacità di stimolare la crescita delle piante, nonché  di contribuire a difenderle da gravi malattie fungine dell’apparato radicale provocate da patogeni del suolo, come riportato in un nostro articolo.

Altro punto di interesse sono gli studi in corso dell’effetto del 4B sul microbioma, cioè l’insieme dei microrganismi presenti nella rizosfera (il suolo a contatto con le radici) e all’interno delle radici. I risultati evidenziano che il consorzio non agisce semplicemente introducendo nuovi batteri, ma modifica in modo più profondo l’equilibrio della comunità microbica. In particolare, è stato osservato un aumento di batteri appartenenti al gruppo dei rizobi, microrganismi fondamentali per le leguminose perché aiutano la pianta ad acquisire azoto, un nutriente essenziale. Questo effetto è stato particolarmente evidente nelle radici di cece, suggerendo che il trattamento induca la pianta a selezionare attivamente i microrganismi più utili, favorendone la presenza.

Infine, dagli studi è emerso che nel microbioma analizzato, la componente batterica si modifica più attivamente rispetto a quella fungina, che mostra invece una maggiore stabilità. Questo suggerisce che i batteri svolgono un ruolo chiave nelle prime fasi di risposta della pianta ai cambiamenti dell’ambiente.

 

Le nuove frontiere della ricerca

 

Il fatto che un’istituzione così autorevole abbia espressamente chiesto di illustrare ai suoi ricercatori i risultati degli studi di PLANTìA – dichiara Riccardo Scotti – rappresenta un elemento a favore del progetto, che è stato presentato in un contesto internazionale particolarmente specializzato e attento alle innovazioni del settore. E questo ha gettato le basi per future collaborazioni potenzialmente in grado di dar vita ad approfondimenti e auspicabili ricadute applicative anche per l’agroalimentare del nostro Paese”.

Nel complesso, le ricerche dimostrano che i consorzi microbici possono “riprogrammare” il microbioma del suolo e delle radici, creando condizioni favorevoli per la salute e la resilienza delle piante: un passo importante verso un’agricoltura più sostenibile, in cui si valorizzano i processi naturali, invece di sostituirli con interventi esterni.

 

A cura di: Riccardo Scotti e Paola Iovieno del CREA – Orticoltura e Florovivaismo, rispettivamente ricercatore e referente comunicazione del progetto PLANTìA

 

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