Ricercatrice con un profondo interesse per le relazioni tra piante e microrganismi, Giulia Semenzato è spinta da una forte curiosità per la ricerca e voglia di esplorare. Grazie a PLANTìA, oggi svolge la propria attività, con entusiasmo e competenza, presso l’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante (IPSP) del CNR. Determinata a crescere professionalmente, a 29 anni ha già raggiunto importanti risultati e soddisfazioni. La sua esperienza, raccontata in questa intervista, è un esempio concreto e un forte stimolo per tanti altri giovani che desiderano intraprendere un percorso nella ricerca.
Giulia, qual è stato il tuo percorso di formazione e specializzazione?
Ho studiato Biologia all’Università di Firenze, dove ho conseguito la laurea triennale e magistrale, specializzandomi in Biologia Molecolare e Applicata. Spinta dal desiderio di continuare a fare ricerca, ho intrapreso un dottorato in Biologia Evoluzionistica ed Ecologia, sempre a Firenze. Proprio durante il dottorato ho scoperto il mondo dei microrganismi associati alle piante, un tema che mi ha appassionata fin da subito. In particolare, mi sono occupata di studiare i batteri endofiti, che vivono all’interno delle piante, e il loro ruolo nell’influenzare la produzione di sostanze naturali con attività terapeutiche.
Cosa ti ha affascinato in particolare?
Il mio lavoro si è concentrato su piante aromatiche e medicinali, come l’origano, per capire come i microrganismi che le abitano possano contribuire alla produzione di composti utili, in un’ottica di nuove applicazioni in agricoltura e in ambito sanitario. Inoltre, mi sono focalizzata sull’identificazione di batteri endofiti in grado di produrre sostanze chimiche (dette metaboliti secondari) di interesse farmacologico, come ad esempio nuovi antibiotici naturali. Tra le sostanze chimiche prodotte dai batteri, mi sono concentrata soprattutto sullo studio dei cosiddetti composti organici volatili, molecole di carbonio che evaporano facilmente a temperatura ambiente, che hanno un’importante funzione di comunicazione con altri organismi.
Cosa ti ha spinto a partecipare alle selezioni per collaborare con il progetto PLANTìA?
Dopo il dottorato sentivo il bisogno di continuare a fare ricerca sulle interazioni tra piante e microrganismi e il bando di PLANTìA mi è sembrata subito un’occasione perfetta. Mi ha colpito la possibilità di mettere a frutto le mie competenze in microbiologia, andando oltre il laboratorio e avvicinandomi a una sperimentazione più concreta direttamente sulle coltivazioni in campo. Inoltre, l’idea di utilizzare i microrganismi come strumenti naturali per migliorare la crescita delle piante e proteggerle dai patogeni, riducendo l’impatto ambientale, rispecchia pienamente il mio modo di intendere la ricerca. PLANTìA unisce sostenibilità, economia circolare e applicazioni concrete in agricoltura e questo è stato per me un forte stimolo a candidarmi.
Di cosa ti stai occupando e con quali obiettivi?
Mi occupo dello studio dei batteri presenti nei tè di compost, con l’obiettivo di analizzare sia la loro attività metabolica, cioè il modo in cui utilizzano le diverse sostanze nutritive, sia la loro capacità di produrre molecole con attività antimicrobica. Uno dei miei obiettivi principali è mettere a punto un protocollo sperimentale e di analisi dei dati chiaro e riproducibile, che possa essere utilizzato anche in future sperimentazioni.
Per quanto riguarda l’identificazione di batteri benefici in grado di contrastare i patogeni delle piante, stiamo valutando in laboratorio se i batteri isolati dai tè di compost siano in grado di produrre composti volatili con attività antifungina nei confronti di patogeni che colpiscono vite, cece e pisello. Il nostro obiettivo è anche di identificare la natura di questi composti, per comprendere meglio come avvengano le interazioni tra piante, batteri benefici e patogeni e come sfruttarle in agricoltura.
Quali risultati hai raggiunto?
In questo primo anno di attività presso l’IPSP-CNR ho contribuito all’isolamento e alla caratterizzazione di alcuni batteri provenienti dai tè di compost o da altre matrici ambientali, raggiungendo tre importanti risultati.
Il primo è stato l’individuazione di un batterio appartenente al genere Streptomyces, isolato da un tè di compost prodotto dal CREA. Questo microrganismo possiede diverse caratteristiche associate alla promozione della crescita vegetale e ha dimostrato una forte capacità di contrastare alcuni funghi patogeni in condizioni di laboratorio. Proprio per queste sue proprietà, è stato incluso in uno dei consorzi microbici sviluppati per le sperimentazioni in campo. Insieme al gruppo di ricerca, abbiamo studiato anche tre batteri appartenenti al genere Pseudomonas, capaci di inibire in laboratorio la crescita di funghi patogeni come Botrytis cinerea e Macrophomina phaseolina, anche grazie alla produzione di composti organici volatili.
Un secondo risultato importante riguarda lo studio dell’attività metabolica delle comunità microbiche. In questo ambito ho messo a punto un protocollo per l’analisi dei dati ottenuti con una strumentazione all’avanguardia, che ci ha permesso di descrivere il profilo metabolico dei batteri presenti nei tè di compost e di metterlo in relazione con gli effetti di biostimolazione osservati in esperimenti in vaso su piante di cece e pisello.
Infine, ho valutato come l’attività metabolica del microbiota del suolo cambia in seguito al trattamento delle piante di cece con tè di compost o con consorzi microbici, contribuendo a comprendere meglio il loro impatto sul suolo e sulle coltivazioni.
Come descriveresti il contesto scientifico in cui ti sei inserita?
Lo ritengo molto stimolante, caratterizzato da un forte spirito di collaborazione tra i diversi partner di PLANTìA. Fin dall’inizio ho trovato un ambiente di lavoro accogliente e disponibile, che mi ha permesso di esprimere al meglio le mie competenze e di avvicinarmi alla ricerca in ambito agronomico. All’interno del progetto ho avuto l’opportunità di lavorare in un clima di confronto continuo, in cui le diverse conoscenze ed esperienze dei ricercatori contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi comuni. Ritengo che questa esperienza stia contribuendo in modo significativo alla mia crescita professionale, offrendomi non solo la possibilità di arricchire le mie competenze di ricerca, ma anche di migliorare nella condivisione e nella comunicazione dei risultati, sia all’interno della comunità scientifica sia verso un pubblico più ampio.
Come vedi il tuo futuro professionale?
Vorrei rimanere nell’ambito della ricerca, approfondendo lo studio delle interazioni tra piante e microrganismi. Mi piacerebbe intraprendere un percorso che mi permetta di crescere continuamente, ampliare le mie competenze e continuare a lavorare in contesti stimolanti e collaborativi.
Intervista a cura di Aida Raio e Paola Iovieno, referenti della comunicazione rispettivamente per il partner CNR e per il progetto PLANTìA



