L’uso in viticoltura di microrganismi benefici come biostimolanti rappresenta una strategia ecocompatibile e promettente: a parlare sono i risultati ottenuti dal progetto MICRO4LIFE, come illustrano in questo articolo i ricercatori del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche).
Come emerso da una recente intervista su obiettivi e finalità del progetto MICRO4LIFE, in particolare sulle attività condotte dal CNR, la viticoltura deve oggi affrontare la sfida di mantenere alta qualità e produttività riducendo al minimo gli input esterni, in un contesto di cambiamenti climatici sempre più marcati.
In questa prospettiva, tra le direzioni di ricerca più promettenti, il CNR ha evidenziato l’importanza della scelta del portinnesto, non solo per la sua compatibilità agronomica, ma anche per la capacità di influenzare il microbioma radicale. Studi recenti infatti, indicano che alcuni portinnesti sono più efficaci nel reclutare funghi micorrizici arbuscolari (AM) benefici, contribuendo così a rafforzare la resilienza della vite agli stress ambientali.
Per orientare in modo consapevole le scelte agronomiche – inclusa quella del portinnesto più adatto in relazione al contesto pedoclimatico – è però fondamentale approfondire la natura biologica delle interazioni tra portinnesto, funghi AM e cultivar. Solo attraverso una migliore comprensione di questi complessi rapporti sarà possibile ottimizzare la fisiologia dell’intera pianta e sviluppare sistemi viticoli più sostenibili ed efficienti.
Portinnesti e AM, un connubio vincente!
Il progetto Micro4Life nasce proprio per rispondere a queste sfide, indagando i potenziali effetti di microorganismi benefici sulla capacità di adattamento della vite allo stress, in particolare a quello idrico. Le attività sperimentali, iniziate a marzo del 2024, coinvolgono diversi istituti del CNR (IBBR, IPSP e IBBA), e riguardano una parte di analisi condotte in condizioni controllate di serra, dove viene studiata da vicino l’interazione tra funghi AM e vite, utilizzando diversi inoculi e diversi genotipi di portinnesti.
Nello specifico, sono stati selezionati tre portinnesti tra i più diffusi in viticoltura (110 Richter, 1103 Paulsen e Kober 5BB) per approfondire le loro interazioni con diversi funghi AM. L’obiettivo è stato verificare su piante in vaso, mantenute in ambiente controllato di serra, l’efficienza della simbiosi micorrizica in base all’interazione con un determinato tipo di portinnesto.
Una colonizzazione che fa ben sperare
I dati raccolti mostrano che la colonizzazione dei portinnesti di vite da parte dei funghi AM è risultata efficace nel migliorare diversi parametri di crescita della pianta, sebbene con variazioni a seconda del tipo di fungo AM utilizzato. In particolare, uno degli inoculi commerciali e un nuovo inoculo, preparato appositamente dai ricercatori CNR per il progetto, si sono dimostrati promettenti, migliorando alcuni parametri di crescita della pianta come la quantità di biomassa e il contenuto di clorofilla.
La combinazione tra uno specifico portinnesto e ceppo di fungo AM risulta cruciale per ottimizzare la simbiosi e i suoi effetti benefici sulle piante. Ad esempio, il portinnesto 1103P ha mostrato una colonizzazione microbica significativamente maggiore rispetto ad altri portinnesti, condizione che ha a sua volta contribuito ad una maggiore crescita vegetativa, come indicato da misure di biomassa, altezza dei germogli, superficie fogliare e peso secco delle radici.
Fa la scelta giusta
Le analisi condotte suggeriscono dunque che la scelta del genotipo del portinnesto e del ceppo di fungo AM possa influire significativamente sulla fisiologia della vite, favorendone l’adattabilità alle condizioni ambientali nel medio-lungo termine.
L’uso di portinnesti con una buona affinità per funghi AM potrebbe infatti migliorare l’assorbimento di nutrienti e l’efficienza nell’uso dell’acqua, contribuendo ad una viticoltura più sostenibile e resiliente alle sfide ambientali.
Dal laboratorio al campo, il passo è breve
Sebbene ottenuti in ambiente controllato, questi risultati sono stati preziosi per comprendere meglio la natura biologica di queste interazioni, e le conoscenze acquisite sono state applicate, già a partire dalla stagione estiva 2024, in vigneti commerciali del Piemonte per approfondire, in condizioni reali di campo, come i funghi AM possano contribuire concretamente a incrementare la resilienza del sistema viticolo.
Le attività di ricerca dell’estate 2025 saranno fondamentali per confermare le dinamiche osservate nel corso della prima stagione e per ottenere un quadro quanto più completo possibile circa gli effetti fisiologici dell’interazione tra i consorzi di microorganismi applicati e la vite, in funzione del tipo di portinnesto, cultivar, delle caratteristiche di suolo e ambiente, e della variabilità delle condizioni climatiche in ambiente aperto.
A cura di Giorgio Gambino, Chiara Pagliarani e Fabiano Sillo, ricercatori CNR-IPSP Torino e Raffaella Balestrini, Coordinatrice del progetto MICRO4LIFE