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Dal suolo al campo

Moria del kiwi: cosa ci racconta il suolo? SOS-KIWI fa tappa in Calabria

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Microrganismi, salute delle radici e prospettive di prevenzione: alle Giornate Tecniche del Gruppo di Lavoro SOI Actinidia, il progetto SOS-KIWI ha condiviso le conoscenze acquisite sulle cause della moria e le possibili strade per contrastarla.

 

Comprendere cosa accade nel terreno è un passaggio fondamentale per affrontare la moria del kiwi e individuare strumenti utili ai produttori. È questo il contributo portato da SOS-KIWI alle Giornate Tecniche del Gruppo di Lavoro Actinidia della Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana (SOI), svoltesi il 7 e l’8 settembre scorso in Calabria.

Promosso dal Gruppo di Lavoro SOI Actinidia, in collaborazione con il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, l’appuntamento ha riunito ricercatori, tecnici e operatori della filiera per discutere le principali sfide dell’actinidicoltura. Il programma ha affiancato le visite aziendali a Rosarno a una giornata di interventi tecnico-scientifici nella citata Università e dedicati a temi quali la moria, i portinnesti, la gestione agronomica mirata a mantenere un corretto equilibrio tra acqua e ossigeno, la qualità dei frutti e la loro conservazione in post-raccolta.

 

Cosa si sa della moria?

 

Il prof. Leonardo Schena mostra una radice di pianta di actinidia colpita da moria (progetto SOS-KIWI, 2023)

Leonardo Schena, professore di patologia vegetale presso l’Università di Reggio Calabria e ricercatore di SOS-KIWI, ha presentato la relazione “La moria dell’actinidia tra fattori biotici e abiotici: conoscenze attuali e prospettive di gestione”, illustrando le evidenze scientifiche disponibili e le più salienti attività sperimentali del progetto.

La moria colpisce inizialmente le radici e può portare al collasso dell’intera pianta. Riconoscerla per tempo non è semplice: il danno può progredire anche quando la chioma appare ancora sana. Quando le foglie iniziano ad appassire e a disseccare, spesso dopo le prime ondate di caldo, l’apparato radicale può essere già gravemente compromesso.

Ma come si sviluppa la moria? Prima di tutto, occorre considerare il rapporto tra i microrganismi coinvolti e le condizioni ambientali, un tema centrale della relazione di Schena. Le ricerche condotte finora indicano un ruolo centrale della componente biologica, mentre fattori come il ristagno idrico costituiscono condizioni necessarie al suo sviluppo, senza esserne la causa, poiché altera l’equilibrio delle comunità microbiche del suolo.

Uno degli studi richiamati e frutto delle ricerche di SOS-KIWI ha rilevato, infatti, differenze di composizione delle comunità microbiche tra siti con piante sane e siti con piante malate, soprattutto per quanto riguarda gli oomiceti, microrganismi simili ai funghi che comprendono numerosi patogeni delle piante. Diversi microrganismi sono stati associati alla moria, ma le ricerche hanno dimostrato che solo per alcuni esistono solide prove di un ruolo nella sindrome: tra questi, Schena ha indicato che Phytopythium vexans è il principale responsabile.

Rimane invece da chiarire il contributo di altri oomiceti, comprese alcune specie di Phytophthora, sui quali proseguono le ricerche.


Come gestire al meglio gli impianti di actinidia

 

Fonte: presentazione del prof. Leonardo Schena

Per contrastare la moria bisogna quindi valutare insieme i microrganismi presenti, le condizioni del suolo e la risposta della pianta.

Queste conoscenze offrono indicazioni utili anche per la gestione degli impianti. In attesa di chiarire tutti i meccanismi coinvolti, Schena ha sottolineato:

  • l’importanza di ridurre gli stress attraverso una gestione attenta del suolo, dell’irrigazione e delle piante;
  • di limitare la compattazione e favorire l’aerazione del terreno;
  • di garantire un adeguato apporto di sostanza organica;
  • di evitare eccessi e carenze d’acqua, anche con l’aiuto di sensori;
  • una nutrizione equilibrata;
  • potature razionali.

 

Prevenzione: le sperimentazioni in corso 

 

Visto l’importante ruolo svolto dai microrganismi, SOS-KIWI sta valutando quattro consorzi microbici, cioè combinazioni di microrganismi capaci di contrastare i patogeni e favorire la crescita delle piante. L’obiettivo è capire se possano aiutare a mantenere sane le radici e a contenere la moria. Le prove in campo, attualmente in corso presso il campo sperimentale allestito da Fondazione Agrion a Manta (CN), serviranno a verificarne l’efficacia nelle condizioni reali di coltivazione e a fornire indicazioni affidabili per i produttori.

La partecipazione alle Giornate Tecniche ha permesso di condividere queste attività con chi lavora quotidianamente nella filiera dell’actinidia. Per SOS-KIWI, confrontarsi sui risultati e sulle domande ancora aperte significa rafforzare il dialogo tra ricerca e produzione, con l’obiettivo di tradurre le conoscenze sulla moria in strumenti di prevenzione e gestione sempre più vicini alle esigenze di chi lavora ogni giorno nel campo.

Guarda la presentazione del prof. Schena 

Programma Giornate Tecniche GdL SOI Actinidia in Calabria

 

A cura di: Elisabetta Talevi Paletto, referente comunicazione progetto SOS-KIWI

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