Nel nostro precedente articolo vi abbiamo portato con noi attraverso le montagne della Val Bognanco e della Val Formazza, nella provincia del Verbano Cusio Ossola, dove abbiamo raccolto i campioni di foraggi estivi per determinarne le caratteristiche qualitative che, a loro volta, incidono sulla qualità del latte e dei formaggi derivati.

Le chiamano “Capacità nascoste” dei formaggi e vogliono a tutti i costi scoprire quali sono. Il riferimento è al gruppo di ricerca dell’Università degli Studi della Basilicata che all’interno del progetto Canestrum Casei, sostenuto da Ager, vuole conoscere le capacità che hanno i formaggi di apportare effetti benefici alla nostra salute grazie al contenuto di un'ampia varietà di antiossidanti, le preziose molecole in grado di proteggere le cellule dalle malattie e dall’invecchiamento.

“E’ noto che l'attività antiossidante di un alimento influenza la conservabilità dell’alimento stesso e interviene nel mantenimento dell'equilibrio tra radicali ossidanti e molecole antiossidanti nel corpo umano - afferma la prof.ssa Adriana Di Trana dell’Università degli Studi della Basilicata, a capo dell’equipe di ricerca - contribuendo a contrastare l’insorgenza della maggior parte delle malattie croniche legate all'età e alla dieta. Pertanto, la capacità antiossidante, espressione dell’azione cumulativa e sinergica di tutti gli antiossidanti presenti nella matrice alimentare, è considerata da recenti studi un parametro essenziale della qualità nutrizionale. Fino ad oggi gli studi sulla capacità antiossidante hanno riguardato prevalentemente gli alimenti di origine vegetale, trascurando il ruolo di latte e formaggi. Con le nostre ricerche vogliamo quindi scoprire fino a che punto alcuni formaggi, in particolare quelli tradizionali del Sud Italia, possono svolgere un’azione benefica per l’uomo grazie al loro potere antiossidante”.

Le prime indagini sono state condotte su cinque formaggi del Sud Italia, in particolare campani e lucani, quali Caciocavallo Podolico (foto nell'articolo), Pecorino Carmasciano, Cacioricotta Caprino del Cilento (formaggi PAT - Prodotti Agroalimentari Tradizionali), il Pecorino di Filiano DOP e il Canestrato di Moliterno IGP (foto di copertina).

Caciocavallo PodolicoApplicando diversi metodi scientifici, i ricercatori hanno indagato la presenza di polifenoli e studiato le capacità antiossidanti. Analizzando i primi risultati, si è visto che la capacità antiossidante sembra aumentare con la stagionatura solamente in alcuni formaggi e sembra dipendere dal tipo di formaggio. Infine i formaggi di pecora, di solo latte vaccino e quelli misti (latte ovino e caprino) presentano una capacità antiossidante leggermente migliore rispetto ai formaggi ottenuti da solo latte caprino.

I primi risultati ci sembrano molto incoraggianti per valorizzare ulteriormente le proprietà benefiche dei nostri formaggi - conclude la prof.ssa Di Trana - la cui assunzione potrebbe costituire un ulteriore metodo per fare prevenzione e migliorare le nostre condizioni di salute”

I risultati di questa ricerca sono stati presentati martedì 18 febbraio presso la sede dell’Incubatore per le Imprese nel comune di Colliano (Salerno) e ha visto la partecipazione di oltre cento persone (l'articolo è a questo link).

Oltre alla prof.ssa Adriana Di Trana il gruppo di ricerca comprende la dott.ssa Giorgio Daniela, la prof.ssa Paola Di Gregorio e il dott. Stefano Cecchini, che proseguiranno i loro studi fino al termine del 2020.

Per ulteriori informazioni sugli obiettivi e le finalità di Canestrum Casei è possibile consultare il sito di progetto.

 

A cura di: Adriana Di Trana, Università degli Studi della Basilicata

Lo studio delle caratteristiche nutrizionali dei foraggi impiegati per l’alimentazione delle bovine nei due allevamenti di montagna oggetto delle ricerche rappresenta un primo fondamentale step del progetto IALS.

Non si può infatti che partire da qui, da un’analisi approfondita della composizione delle diete degli animali in estate e in inverno, per poter poi valutare e comprendere appieno le risposte in termini di caratteristiche nutrizionali e funzionali del latte prodotto e dei formaggi che ne derivano.

In un nostro primo articolo, pubblicato a luglio 2019 sul sito del progetto, abbiamo descritto le modalità attraverso cui l’alimentazione delle bovine basata su erba fresca di alta montagna può migliorare la composizione del loro latte. Il motivo risiede principalmente nelle caratteristiche dell’erba verde consumata al pascolo e in particolare nella sua componente lipidica.

Uno dei due allevamenti presi in esame prevede che le bovine in lattazione vengano condotte in alpeggio nella Val Bognanco (provincia del Verbano Cusio Ossola), a partire da giugno fino a metà settembre, attraverso diverse stazioni ad altitudini progressive: la prima a San Bernardo (1500 m), la seconda a Alpe Arsa (1750 m), la terza all’Alpe di Monscera (2000 m). Durante questo periodo le bovine si cibano esclusivamente dell’erba di pascolo. Nell’estate 2018, quando abbiamo fatti i campionamenti di erba all’Alpe Monscera, le bovine in lattazione erano circa una quarantina, su un territorio pascolivo vasto ben 500 ettari. La produzione media di latte si aggirava sui 22-22 kg/capo.
L’ impostazione del lavoro di campionamento dell’erba al pascolo all’Alpe Monscera è stato abbastanza complesso. Infatti il contesto logistico è estremamente affascinante dal punto di vista paesaggistico, ma complicato dal punto di vista operativo, dato che l’Alpe Monscera è molto difficile da raggiungere. Comunque, con tanta buona volontà ed entusiasmo da parte di tutti, in primis degli allevatori, si è riusciti a prelevare i campioni erba ogni 15 giorni, in corrispondenza dei campionamenti di latte, in 5-6 punti diversi punti del pascolo.

Più semplice è stato il campionamento dell’erba fresca nel secondo allevamento di montagna che è situato in Val Formazza, vallata alpina a quota 1300 metri al confine con la Svizzera, luogo unico per caratteristiche paesaggistiche e culturali. Anche qui ci troviamo in un bellissimo scenario di montagna, ma la località è più facile da raggiungere e quindi l’organizzazione dei prelievi di erba è stata meno complessa. Per quanto riguarda le diete, la scelta aziendale è di alimentare gli animali esclusivamente con foraggi (fieni ed erbe) della Val Formazza per preservare il territorio e conferire al latte e ai formaggi aromi e sapori unici e non si utilizzano insilati. In particolare, durante l’estate l’alimentazione è basata sull’erba fresca sfalciata quotidianamente dai prati polifiti della Val Formazza, mentre di notte la razione viene integrata con fieno, sempre di origine locale e una quota di mangime concentrato di qualità. Nell’estate 2018, quando abbiamo condotti i nostri prelievi, le bovine in lattazione erano circa una quarantina, di razza Bruna Alpina, con produzione media di 26 litri di latte.

In un successivo articolo illustreremo i risultati delle analisi sui foraggi verdi prelevati, descrivendo la loro composizione chimica e le caratteristiche nutrizionali.

Prof. Donata Cattaneo
Università degli Studi di Milano
Dip. di Scienze Veterinarie per la Salute, la Produzione Animale e la Sicurezza Alimentare - VESPA

Come la tecnologica NIRS (Spettroscopia nel Vicino Infrarosso) combatte le frodi in ambito agroalimentare: il caso dell'olio extravergine di oliva.

Il latte, e i prodotti che ne derivano, rappresenta un elemento cardine dell’alimentazione e per tale motivo è oggetto di numerosi studi scientifici che intendono evidenziarne proprietà, caratteristiche e funzionalità soprattutto in relazione a possibili effetti, positivi e negativi, sulla salute umana.