Nel nostro precedente articolo abbiamo illustrato l’utilità e i vantaggi del test diagnostico sviluppato dall’Università di Torino e in grado di rilevare la presenza di Phytopythium vexans nel suolo e nelle radici dell’actinidia. In questo contributo proseguiamo l’analisi degli strumenti messi a punto da SOS-KIWI per individuare i microrganismi coinvolti nella moria del kiwi. In particolare, ci soffermiamo sul rilevamento di Phytophthora sojae-like, un oomicete frequentemente associato agli impianti colpiti nel Nord-Est Italia. Le ricerche sono condotte dall’Università di Udine.
Identificazione (caratterizzazione molecolare) di ceppi di Phytophthora sojae-like
L’identificazione di questo microrganismo è particolarmente complessa: non può ancora essere coltivato in laboratorio su substrati artificiali e le sue caratteristiche morfologiche non permettono di distinguerlo con certezza. Per questo motivo, le tecniche di biologia molecolare rappresentano oggi l’unico strumento efficace per il suo rilevamento e studio. Le prime analisi, condotte sulla regione genomica ITS, comunemente utilizzata per l’identificazione di funghi e oomiceti, hanno evidenziato una stretta affinità con alcune specie del genere Phytophthora, in particolare con Phytophthora sojae. Per questo motivo il microrganismo è stato inizialmente denominato Phytophthora sojae-like.
Successivamente, numerosi ceppi isolati da actinidieti del Friuli Venezia Giulia sono stati sottoposti ad approfondite analisi genetiche basate sul sequenziamento di più regioni del genoma. Per rendere possibile questo studio, sono stati sviluppati marcatori molecolari specifici, capaci di riconoscere il patogeno anche all’interno di campioni complessi contenenti DNA della pianta e di altri microrganismi.
I risultati hanno confermato che si tratta di una nuova specie, distinta da quelle finora descritte.
Sviluppo di due strumenti diagnostici specifici per Phytophthora sojae-like
Partendo dalle informazioni ottenute dalle analisi genetiche, i ricercatori hanno sviluppato due saggi diagnostici basati sulla tecnologia qPCR, in grado di rilevare e quantificare la presenza di P. sojae-like nei tessuti vegetali.
I test sono stati sottoposti a rigorose verifiche di specificità ed efficienza, dimostrando un’elevata capacità di distinguere il nuovo patogeno dalle altre specie presenti nell’ambiente. Questi strumenti rappresentano un importante passo avanti per la diagnosi precoce della sindrome e per il monitoraggio della diffusione del microrganismo.
Monitoraggio di Phytophthora sojae-like in actinidieti del Friuli Venezia Giulia
I saggi molecolari sviluppati sono stati applicati nell’ambito di un monitoraggio regionale che ha coinvolto campioni radicali prelevati in diverse aziende del Friuli Venezia Giulia nelle annate 2024 e 2025. Le analisi hanno confermato l’elevata sensibilità degli strumenti diagnostici, consentendo di rilevare il patogeno anche quando presente in quantità molto ridotte. I due saggi hanno inoltre fornito risultati altamente congruenti, evidenziando la presenza di P. sojae-like in oltre il 90% delle piante analizzate nelle aziende in cui la moria è presente da diversi anni.
Le prime prove di quantificazione hanno mostrato differenze significative tra piante ancora prive di sintomi evidenti e piante con manifestazioni avanzate della moria. Questo risultato suggerisce che il monitoraggio del patogeno possa rappresentare uno strumento utile per individuare precocemente le situazioni di rischio e migliorare le strategie di gestione della moria del kiwi. Grazie alla loro sensibilità e affidabilità, i test sviluppati potranno inoltre essere impiegati sia per il controllo del materiale vivaistico, riducendo il rischio di diffusione della sindrome attraverso le piante destinate all’impianto, sia per il monitoraggio precoce del patogeno direttamente in campo.
I prossimi passi della ricerca
L’obiettivo dei ricercatori del progetto è ora quello di
- costruire una rete di monitoraggio e diagnostica sempre più ampia, in grado di seguire l’andamento dei patogeni sul territorio;
- verificare che la correlazione osservata tra vexans e P. sojae-like e sintomi della moria sia confermata anche al di fuori rispettivamente degli areali del Piemonte e del Friuli Venezia Giulia.
I protocolli diagnostici sviluppati sono stati pubblicati o sono in via di pubblicazione su riviste open access, rendendoli così fruibili ad altri gruppi di ricerca che operano sulla moria del kiwi, ma anche agli Enti preposti alla sorveglianza fitosanitaria e alla certificazione dei materiali vivaistici, come i Servizi fitosanitari regionali. Parallelamente, sono in valutazione nuovi test molecolari per altri microorganismi associati alla moria del kiwi.
Il progetto SOS-KIWI continua così a trasformare i risultati della ricerca scientifica in strumenti concreti per un’actinidicoltura più sostenibile, resiliente e capace di affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico e dalle emergenze fitosanitarie.
A cura di Elisabetta Talevi Paletto e Chiara Platania (Università di Torino), Marta Martini e Paolo Ermacora (Università di Udine)
Nella foto: Chiara Bernardini, ricercatrice dell’Università di Udine, durante l’esecuzione di un test in laboratorio.



