Il progetto Micro4Life continua a portare i propri risultati nei principali contesti scientifici internazionali. In occasione di ICTEC 2026 – International Conference on Trace Elements and Cadmium, svoltasi a Sassari dal 24 al 26 giungo scorso, e dedicata al ruolo degli elementi in traccia nei sistemi ambientali, alimentari e nella salute umana, il gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Sassari, partner del progetto, ha presentato un poster scientifico, selezionato anche per una flash talk, riconoscimento riservato ai contributi ritenuti di particolare interesse dalla comunità scientifica.
Il lavoro, presentato dal prof. Giovanni Garau, affronta uno dei temi centrali della ricerca di Micro4Life: individuare strategie innovative per rendere la coltivazione del riso più sostenibile, migliorando l’efficienza nell’uso delle risorse e garantendo al tempo stesso la qualità e la sicurezza del prodotto finale.
Sommersione vs. irrigazione a goccia in aerobiosi
Lo studio confronta la coltivazione tradizionale del riso in sommersione con un sistema di irrigazione a goccia in aerobiosi applicato a un ibrido commerciale coltivato in Sardegna. I risultati dimostrano che il sistema a goccia consente di ridurre di oltre il 50% il consumo di acqua, aumentando allo stesso tempo la resa produttiva, che passa da circa 9,6 a oltre 11,5 tonnellate per ettaro.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla qualità della granella e all’accumulo di elementi potenzialmente tossici. L’irrigazione a goccia ha praticamente eliminato la bioaccumulazione di arsenico nel riso, mentre i livelli di cadmio sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto alla coltivazione tradizionale.
Produttività, qualità e sicurezza: serve un approccio interdisciplinare
Lo studio ha però evidenziato un altro risultato di grande interesse scientifico: nelle condizioni di coltivazione aerobica è stato osservato un aumento della concentrazione di nichel nella granella, con valori superiori a quelli riportati in precedenti studi su varietà non ibride e alle soglie imposte dal Regolamento (UE) 2024/1987. Un’evidenza che apre nuove prospettive di ricerca e sottolinea come l’introduzione di tecniche colturali innovative debba essere valutata attraverso un approccio integrato e multidisciplinare, capace di considerare contemporaneamente risparmio idrico, produttività, qualità delle produzioni e sicurezza alimentare.
Una sfida che richiederà lo sviluppo di nuove conoscenze e strategie di gestione integrate per accompagnare la transizione verso sistemi agroalimentari sempre più sostenibili, resilienti e in grado di rispondere alle sfide ambientali e climatiche del prossimo futuro.
A cura di Giovanni Garau, Università di Sassari e Federica Tenaglia, CNR



