Una nuova ricerca di PLANTìA conferma che l’impiego dei consorzi microbici va oltre l’apporto di microrganismi, riorganizzando il microbioma radicale, contrastando le malattie e creando un ambiente più favorevole alla crescita della pianta.
Attorno alle radici delle piante vive una ricca comunità di batteri e funghi chiamata microbioma, che svolge un ruolo fondamentale nella crescita, nella nutrizione e nella capacità delle piante di difendersi dagli stress e dalle malattie.
Nell’ambito del progetto PLANTìA, un filone di ricerca sta studiando strategie innovative per contrastare Rhizoctonia solani, un fungo del suolo che può danneggiare le radici e compromettere lo sviluppo di numerose colture. A questo scopo, sul cece è stato testato un nuovo consorzio microbico, frutto delle ricerche del progetto, composto da 4 batteri selezionati per le loro proprietà benefiche: Bacillus thuringiensis, Bacillus halotolerans, Streptomyces sampsonii e Pseudomonas putida.
Per valutare gli effetti di questo consorzio, Riccardo Scotti, ricercatore del CREA Orticoltura e Florovivaismo, ha analizzato le comunità di batteri e funghi presenti sia nelle radici delle piante di cece, sia nella rizosfera, la porzione di terreno a diretto contatto con le radici.
“I risultati mostrano che il nuovo consorzio microbico influenza la composizione della comunità batterica in modo più marcato rispetto a quella fungina, soprattutto nella rizosfera” racconta Riccardo Scotti. “Questo ci suggerisce che la componente batterica sia particolarmente dinamica e sensibile alla presenza del consorzio rispetto alla componente fungina, più stabile e conservativa.”
Un altro risultato particolarmente interessante riguarda i rizobi, batteri che vivono in simbiosi con le leguminose e contribuiscono alla loro nutrizione grazie alla capacità di fissare l’azoto atmosferico: nelle piante trattate con il consorzio microbico, questi microrganismi benefici sono risultati più abbondanti nelle radici.
I risultati indicano che il consorzio microbico non agisce soltanto contrastando direttamente il patogeno, ma anche favorendo lo sviluppo di microrganismi benefici già presenti nell’ecosistema radicale. In questo modo, contribuisce a creare un microbioma più favorevole alla salute delle radici, alle relazioni simbiotiche e alla resilienza della coltura.
Nel video sono illustrati nel dettaglio le prove sperimentali, i risultati ottenuti e le attività di ricerca ancora in corso. I dati sono stati presentati in occasione del convegno organizzato dal progetto PLANTìA nel gennaio scorso ad Avellino.
Scarica il Graphical abstract (Riccardo Scotti)
A cura di: Riccardo Scotti ed Eliana Dell’Olmo (ricercatori) e Paola Iovieno (referente comunicazione del progetto PLANTìA) – CREA-Centro di Ricerca Orticoltura e Florovivaismo



