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Dal suolo al campo

Perché le ricerche sulla moria del kiwi hanno fame di comunicazione?

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L’esperienza di Ida Romano, ricercatrice del progetto SOS KIWI, sottolinea come il dialogo continuo tra agricoltori e tecnici possa avvicinare la ricerca alle esigenze del mondo agricolo.

 

Nel mio precedente contributo ho spiegato perché la comunicazione debba essere considerata una componente essenziale di ogni percorso scientifico e quanto sia importante rendere dati e risultati comprensibili e accessibili ad agricoltori, tecnici e operatori del territorio.

Questo aspetto assume un valore ancora maggiore nel caso delle ricerche sulla moria del kiwi: la natura multifattoriale della sindrome rende infatti difficile individuare soluzioni immediate o universalmente valide. Per questo, una comunicazione efficace non deve limitarsi a presentare i risultati raggiunti, ma deve chiarire anche i limiti delle conoscenze disponibili, i tempi necessari per la loro validazione e le possibili differenze tra le condizioni sperimentali e quelle reali di campo.

Inoltre, comunicare la ricerca significa spiegare che ogni risultato rappresenta una tappa di un percorso. Un microrganismo che mostra effetti positivi in serra, per esempio, deve essere valutato in differenti suoli, condizioni climatiche e sistemi di gestione prima di poter essere proposto come soluzione applicabile su larga scala.

La comunicazione diventa così parte integrante del processo scientifico: contribuisce a costruire fiducia, favorisce il confronto con gli operatori e aiuta i ricercatori a comprendere meglio le esigenze delle aziende agricole, orientando il lavoro verso problematiche concrete.

 

La comunicazione non arriva alla fine, ma nasce con la ricerca

 

Questa visione che vi propongo è stata al centro del contributo “From Lab to Farm: SOS-Kiwi as an example of communication reaching the end user”, che ho presentato durante il VII Convegno AISSA#under40. L’esperienza del progetto SOS KIWI, che mi vede coinvolta come ricercatrice e divulgatrice, ha mostrato come la comunicazione non debba essere considerata un’attività da avviare solo al termine della ricerca, ma un elemento che accompagna il progetto fin dalle sue prime fasi.

Articoli divulgativi, video, contenuti educativi, aggiornamenti sui social media e iniziative rivolte agli operatori consentono di raccontare l’avanzamento delle attività e di rendere progressivamente accessibili i risultati ottenuti.

Allo stesso tempo, il dialogo con agricoltori e tecnici permette di raccogliere osservazioni, domande ed esigenze provenienti dal territorio, contribuendo a orientare la sperimentazione verso temi di concreto interesse per il sistema produttivo.

Da giovane ricercatrice, vorrei trasmettere soprattutto alle nuove generazioni un messaggio semplice: “comunicare la scienza è una responsabilità che fa parte del nostro lavoro”. Un approccio che dovrebbe caratterizzare ogni piccolo o grande traguardo scientifico, affinché i risultati non rimangano confinati nei laboratori o nelle pubblicazioni scientifiche, ma possano raggiungere le persone e i contesti in cui possano generare valore.

Solo attraverso un dialogo continuo tra ricerca e territorio le conoscenze scientifiche possono trasformarsi in strumenti concreti, affidabili e condivisi per affrontare le sfide presenti e future dell’agricoltura.

Esplora le attività e i risultati del progetto SOS KIWI

 

A cura di: Ida Romano, referente comunicazione Università di Napoli Federico II, partner di SOS KIWI

Foto di copertina: Ida Romano presenta i risultati delle ricerche.

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