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Dal suolo al campo

Non basta fare ricerca, bisogna comunicarla per trasformare i risultati scientifici in soluzioni adottabili

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Le riflessioni di Ida Romano, giovane ricercatrice del progetto SOS-KIWI che ha raccontato ad AISSA#under40 perché la comunicazione deve essere parte integrante del percorso scientifico e far parte del bagaglio di ogni ricercatore.

 

È racchiuso nel titolo il messaggio che, come giovane ricercatrice impegnata nel progetto SOS-KIWI, ho voluto portare al VII Convegno AISSA#under40, che si è svolto l’8 luglio scorso. L’iniziativa, promossa da AISSA (Associazione Italiana delle Società Scientifiche Agrarie), è dedicata alle nuove generazioni di ricercatrici e ricercatori e rappresenta ogni anno un importante spazio di confronto sulle sfide future che attendono l’agricoltura, l’ambiente e i sistemi alimentari.

 

Ricerca e comunicazione devono crescere insieme

 

Con il contributo “From Lab to Farm: SOS-KIWI as an example of communication reaching the end user” ho raccontato la mia esperienza in SOS-KIWI, un progetto che è riuscito a far dialogare ricerca e comunicazione, dimostrando che entrambe devono procedere di pari passo.

La ricerca scientifica, infatti, può contribuire concretamente alla soluzione dei problemi dell’agricoltura solo quando riesce a uscire dai laboratori e a raggiungere chi opera ogni giorno sul territorio. Comunicare la ricerca significa prima di tutto favorire la diffusione delle conoscenze e l’adozione da parte delle filiere produttive di soluzioni utili: risultati scientificamente solidi, ma anche capaci di rispondere alle esigenze di chi affronta quotidianamente le difficoltà della produzione agricola.

 

SOS-KIWI, dalla comprensione della moria alle possibili soluzioni

 

Piante di actinidia utilizzate per le prove in campo.

Nato tre anni fa con l’obiettivo di comprendere le cause della moria del kiwi e sviluppare strategie sostenibili per contrastarla, il progetto SOS-KIWI integra attività sperimentali in laboratorio e in serra, con prove condotte in campo.
Tra le soluzioni studiate, e che mi hanno visto impegnata in prima persona, vi è l’impiego di microrganismi benefici selezionati per favorire la crescita delle piante, migliorare la funzionalità del suolo e contribuire al riequilibrio delle comunità microbiche associate alle radici.

Tra questi microrganismi (a fianco di ognuno riporto anche il ceppo) figurano Azotobacter chroococcum 76A, Priestia megaterium EL5, Methylobacterium populi VP2, Kosakonia pseudosacchari TL13 e Rhizophagus irregularis.

Le analisi condotte finora mostrano risultati promettenti sugli effetti di questi microrganismi sulla struttura e sulla funzionalità delle comunità microbiche del suolo e delle radici, mentre le sperimentazioni in campo ci stanno consentendo di verificarne l’efficacia nelle reali condizioni di coltivazione.

Esplora le attività e i risultati del progetto SOS-KIWI

 

A cura di: Ida Romano, referente comunicazione Università di Napoli Federico II, partner di SOS-KIWI

 

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