Comprendere la risposta delle piante alla siccità, ridurre l’incertezza produttiva e valorizzare le materie prime: quali problemi affronta la ricerca su fagiolo e cece per aiutare gli agricoltori?
Non tutte le piante reagiscono allo stesso modo alla carenza d’acqua. Alcune riescono a mantenere più a lungo le proprie funzioni fisiologiche, mentre altre subiscono rapidamente gli effetti dello stress, con conseguenze sulla crescita e sulla produzione.
Comprendere i meccanismi alla base di queste differenze è una delle esigenze scientifiche affrontate da LEGENDARY, il progetto sostenuto da AGER – Agroalimentare e Ricerca che intende contribuire a superare alcune delle principali criticità della filiera di fagiolo e cece.
La sfida non è soltanto produrre di più, ma
- produrre in modo affidabile
- utilizzare meglio le risorse
- ottenere materie prime con caratteristiche adatte alle esigenze della filiera
La sfida scientifica: comprendere per migliorare
Individuare quali caratteristiche rendano una pianta più tollerante alla siccità e comprendere come queste possano essere riconosciute, misurate e valorizzate rappresenta un passaggio fondamentale per orientare il miglioramento delle colture.
«La sfida scientifica è comprendere quali caratteristiche permettono a fagiolo e cece di affrontare meglio la carenza d’acqua e come possiamo valorizzarle per migliorare le colture. Non cerchiamo soltanto piante più resistenti, ma soluzioni che consentano di mantenere produttività e qualità anche in condizioni ambientali difficili» spiega Francesca Sparvoli, responsabile scientifica di LEGENDARY.
Un altro aspetto di forte interesse di cui si occupa il progetto riguarda la relazione tra le condizioni di coltivazione e le caratteristiche delle materie prime: migliorare la risposta agli stress ambientali non deve compromettere la qualità dei legumi destinati all’alimentazione umana.
Le esigenze della filiera: ridurre l’incertezza e valorizzare le produzioni
Per gli agricoltori, una delle principali criticità è l’incertezza produttiva. La variabilità delle condizioni ambientali può rendere difficile programmare le coltivazioni, incidendo sulle rese e sull’impiego delle risorse.
La filiera ha quindi bisogno di soluzioni applicabili in campo, capaci di rendere le produzioni più stabili e di ottimizzare l’utilizzo degli input agricoli. Ma le esigenze non terminano con il raccolto. Anche l’industria della trasformazione alimentare richiede materie prime con caratteristiche adeguate ai diversi processi produttivi e ai prodotti che si vogliono ottenere.
«Per rendere più competitiva la filiera dei legumi dobbiamo collegare le esigenze di chi coltiva con quelle di chi trasforma. La ricerca può contribuire a ridurre le criticità produttive, ma anche a valorizzare le caratteristiche delle materie prime, creando nuove opportunità per le imprese agroalimentari», sottolinea Francesca Sparvoli.
LEGENDARY intende contribuire a colmare questa distanza tra produzione agricola e trasformazione, generando conoscenze utili sia per le scelte degli agricoltori sia per la valorizzazione di fagiolo e cece.
L’obiettivo è favorire una filiera nella quale produttività, qualità e possibilità di trasformazione siano considerate come aspetti interdipendenti, anziché come esigenze separate.
Dalla conoscenza alle soluzioni
Il valore della ricerca risiede anche nella possibilità di tradurre le conoscenze scientifiche in strumenti e indicazioni utili per chi opera nel settore. LEGENDARY intende contribuire a questo percorso attraverso lo sviluppo di soluzioni che possano trovare applicazione lungo la filiera, anche grazie al confronto con gli operatori coinvolti nelle attività partecipative del progetto.
La sfida è trasformare una maggiore conoscenza delle colture in opportunità concrete per gli agricoltori e per le imprese, contribuendo a rendere la filiera dei legumi più affidabile, competitiva e sostenibile.
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A cura di: Federica Tenaglia (CNR-Disba) responsabile comunicazione LEGENDARY



